Canone di produzione, Confindustria Marmo non ci sta

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“Profonda indignazione” è quella espressa dalla Sezione Industrie Marmifere di Confindustria Trapani per le “gravissime ripercussioni che graveranno sul comparto con l’introduzione di un canone di produzione sul materiale estratto introdotto dalla Regione Siciliana con la Finanziaria Regionale approvata alcuni giorni fa”.

“Malgrado gli sforzi e l’impegno di buona parte della deputazione trapanese, – scrive in una nota Confindustria Marmo – non si è riusciti a bloccare l’introduzione di questa “tassa” che avrà ricadute assai negative sull’economia e i livelli occupazionali di un intero comparto fortemente vocato all’esportazione e presente in un mondo globalizzato dove risulta sempre più difficile la competizione”.

La votazione sull’articolo della legge di stabilità regionale che prevede l’obbligo per gli esercenti di cave di versare un canone di produzione commisurato alla quantità di materiale estratto ha avuto come unico esito, – aveva annunciato qualche giorno fa il deputato regionale Girolamo Fazio – “il dimezzamento del canone e l’impegno strappato al Governo di rivedere la norma entro un anno, dopo averne verificato l’impatto.

Il Governo ha modificato il testo originario della norma, prevedendo che il canone non sarà imposto “dal 1° gennaio 2013”, ma dall’entrata in vigore della legge. Per l’anno 2013 il canone dovuto per sabbia e ghiaia per calcestruzzi, conglomerati bituminosi, tout – venant per riempimenti e sottofondi, materiali per pietrischi e sabbie sarà di € 0,25 al metro cubo anziché € 0,50; per argille, calcare per cemento, per calce ed altri usi industriali, gessi, sabbie silicee e torba il canone sarà di € 0,30 al metro cubo anziché € 0,55, come originariamente previsto dal Governo; per le pietre ornamentali il canone non sarà di € 0,80, ma di € 0,40; per gli altri materiali di cava non compresi tra i precedenti sarà di € 0,30 anziché € 0,55”.

“Le cave sono già gravate, a decorrere dal 1980 – fanno presente da Confindustria – da un onere finalizzato al recupero ambientale e negli anni gli esercenti le attività estrattive hanno versato e continuano a versare per tale finalità milioni di euro nelle casse regionali”.

E concludono rivendicando “una modifica della normativa appena varata che eviti una doppia tassazione e tenga quindi conto degli oneri preesistenti e che riconduca a livelli accettabili e compatibili con le condizioni di mercato tale canone che, per almeno l’80% della produzione delle cave di Custonaci – sottolineano – supera il prezzo di vendita”.