Ieri come in tutte le parrocchie anche a Calatafimi è stato dato l’annuncio del giorno di Pasqua che sarà il prossimo 5 aprile, ma quest’anno particolare attenzione ce l’ha un altro evento. Dall’1 al 3 maggio la città tornerà infatti a celebrare il suo Patrono con il secolare rito dei Ceti e il lancio dei cucciddati.
Dopo ben 14 anni, Calatafimi Segesta si prepara a riabbracciare la sua tradizione più profonda. Il segnale ufficiale è arrivato ieri sera a mezzanotte: il suono solenne delle campane ha ‘confermato’ a una folla festante, radunata davanti la chiesa che l’1, 2 e 3 maggio prossimi si celebrerà la “Grande Festa Solenne” in onore del Santissimo Crocifisso.
Un evento che manca da troppo tempo e che ora mette in moto una macchina organizzativa imponente, dove la fede si intreccia indissolubilmente con l’identità di un popolo.
Con l’annuncio ufficiale, il testimone passa ora ai dodici Ceti della città. Dalla Maestranza ai Borgesi, dai Massari ai Cavallari, le corporazioni sono già al lavoro insieme alla Chiesa per coordinare una logistica complessa che non si attivava da oltre un decennio. I Ceti, cuore pulsante della festa, avranno il compito di preparare i carri, le sfilate e soprattutto l’abbondanza di fiori e pane che caratterizza l’evento.
La festa affonda le radici nel 1657, anno in cui un antico crocifisso ligneo operò diverse guarigioni prodigiose nella chiesa di Santa Caterina. Nonostante l’originale sia andato perduto in un incendio nel 1887, il legame dei calatafimesi con il Patrono è rimasto intatto, alimentato dal simulacro benedetto da Papa Leone XIII e dalla reliquia d’argento che custodisce i frammenti salvati dal rogo.
Durante i tre giorni, la città diventerà teatro di un rito unico in Italia: il lancio dei cucciddati, i pani cerimoniali che simboleggiano la gratitudine per il lavoro benedetto e l’abbondanza dei raccolti. Un gesto nato per far gioire i poveri e che oggi, dopo 14 anni di assenza, assume il valore di una vera e propria rinascita collettiva.