C/mmare del Golfo: trasferito vigile urbano

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CASTELLAMMARE DEL GOLFO (TP) – Sospeso dalle funzione di pubblico ufficiale. Salvatore Lannino, 62 anni, è decaduto dal ruolo di vigile urbano al comando di Castellammare del Golfo. A prendere il provvedimento il responsabile del II Settore del Comune, Gianluca Coraci, dietro sollecitazione della Procura di Trapani. Il Giudice per le indagini preliminari ha infatti notificato ai carabinieri della stazione castellammarese la misura cautelare personale interdittiva della “sospensione dall’esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale presso la Polizia Municipale di questo Comune”, emessa dal Tribunale di Trapani. Lannino è stato invischiato i due distinti procedimenti penali. Più recentemente per una presunta truffa sui buoni benzina per i rifornimenti alle auto della polizia municipale. Ancor prima il suo nome era venuto fuori nell’ambito dell’operazione antimafia del 2004 in cui sono emersi appalti comunali, gare truccate e sanatorie illegittime gestiti dalla mafia. L’ufficio tecnico del Comune di Castellammare sarebbe stato a disposizione della mafia. L’operazione fu condotta dalla Squadra Mobile di Trapani e dal Commissariato di Castellammare. Tre anni di indagini, intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti. Nel calderone finì proprio Lannino a cui fu emesso un avviso di garanzia insieme ad altre 7 persone, coinvolte a vario titolo nell’inchiesta antimafia. In tutti i casi gli inquirenti avrebbero appurato come gli indagati fossero a disposizione della cosca mafiosa. Oltre agli avvisi si garanzia finirono in manette due funzionari comunali: Antonino Palmeri, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune, Vincenzo Bonventre, funzionario responsabile del settore abusivismo e condono e due imprenditori Francesco Cacciatore, ex vicesindaco della cittadina del Golfo, e Antonino Cusenza, la cui ordinanza gli fu notificata in carcere, in quanto detenuto nella prima fase dell’inchiesta. L’indagine da cui sono scaturiti i guai anche per il vigile urbano castellammarese rappresentò la prosecuzione dell’operazione antimafia denominata “Tempesta” dal soprannome del boss Francesco “Ciccio” Domingo, già condannato con sentenza passata in giudicato per associazione mafiosa, che dal carcere ordinava le estorsioni. Un’operazione che aveva messo in luce gli appoggi dentro il Comune sui quali la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo poteva contare. Le accuse a vario titolo vanno dall’abuso d’ufficio aggravato finalizzato ad aggirare le norme sull’abusivismo edilizio, al falso per soppressione di documenti pubblici in una gara d’appalto, con l’aggravante di favorire la mafia. Lo stesso Lannino è stato trasferito al I Settore, ufficio demografico, e costretto a consegnare l’arma e i presidi di servizio in dotazione. Ora svolgerà mansioni ascrivibili alla categoria D.