Blitz antimafia, arrestati 15 fiancheggiatori di Messina Denaro

La retata antimafia di questa notte a Palermo conferma i sospetti che da sempre ci sono attorno alla figura del latitante Matteo Messian Denaro. Il superboss di Castelvetrano ha allacciato rapporti ben saldi dalla provincia di Trapani ed ha allargato i suoi interessi su Palermo e provincia. In tutto sono 16 gli arresti tra l province di Trapani e Palermo. L’operazione antimafia è condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani. L’accusa è di associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina pluriaggravata, sequestro di persona ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Secondo i carabinieri dei Ros a curare gli interessi del boss in questi ultimi anni è stato il nipote di Matteo Messina Denaro Girolamo Bellomo, detto Luca, 37 anni, marito di Lorenza Guttadauro. Lei fa l’avvocato penalista. Per lui una carriera come uomo di affari. Il procuratore aggiunto Teresa Principato e i sostituti Maurizio Agnello e Carlo Marzella lo accusano di essere l’ultimo ambasciatore di Matteo Messina Denaro. A Castelvetrano, invece, 15 le persone arrestate. Vengono accusate di essere state i gregari di Bellomo. Tra l’altro avrebbero pianificato e organizzato una maxirapina nel deposito di un corriere che ha sede a Campobello di Mazara (“Ag Trasporti”), un tempo era di proprietà dei mafiosi palermitani di Brancaccio, oggi è sotto amministrazione giudiziaria. Una di quelle rapine servite per finanziare la latitanza del boss trapanese. Il bottino è stato di 100 mila euro. Gli arrestati nel trapanese sono Ruggero Battaglia, Rosario e Leonardo Cacioppo, Giuseppe Fontana, Calogero Giambalvo, Salvatore Marsiglia, Fabrizio Messina Denaro, Luciano Pasini, Vito Tummarello, Salvatore Vitale, Gaetano Corrao, Ciro Carrello, Giuseppe Nicolaci, Valerio Tranchida e Salvatore Circello. L’organizzazione imponeva con la violenza il pizzo alle imprese e ai commercianti: Tra le vittime designate gli imprenditori che stavano realizzando un nuovo centro commerciale a Castelvetrano, “Aventinove”, a cui erano stati imposti ditte per forniture e i lavori vicine alla mafia. In quest’ultima indagine figura il meccanico che controlla se nelle auto dei boss ci siano microspie. C’è il dipendente della Motorizzazione civile di Trapani che verifica le targhe sospette. C’è persino un insospettabile comparsa della soap opera della Rai “Agrodolce”, girata in Sicilia. Bellomo poteva contare anche su un gruppo di picchiatori, giovani della periferia palermitana, per portare a termine le sue spedizioni punitive contro criminali piccoli e grandi che si rifiutavano di obbedire al verbo della nuova mafia.