Un’operazione della Capitaneria di Porto di Trapani, insieme alla pattuglia del Comando Provinciale Carabinieri di Trapani, ha portato al sequestro di circa 200 kg di pesce privo della documentazione di tracciabilità e alla contestazione di quattro operatori che esercitavano la vendita itinerante senza autorizzazioni. Il pescato è stato distrutto e sono state elevate sanzioni per 13.000 euro. Il blitz si è svolto nelle banchine del porto peschereccio, mentre venivano identificati mezzi adibiti al trasporto e vendita ambulante, e verificati impianti di videosorveglianza, cassette abbandonate e modalità di commercializzazione irregolari.
Questo episodio non è un’anomalia isolata: solo negli ultimi mesi in Sicilia si registrano numerose azioni analoghe. Tra Palermo e Porticello a febbraio sono stati sequestrati 2.700 kg di pesce senza tracciabilità. Tra luglio e agosto 2025 Operazione “Sapore di Mare” ha portato al sequestro di oltre 14 tonnellate di pescato illegale o privo di documentazione nel territorio nella Sicilia occidentale, tra porcherecci e ristoranti. Il quadro è chiaro: la filiera ittica è costantemente sotto pressione e gli indicatori ci dicono che il settore è in declino: i pescatori invecchiano, i giovani non entrano più nel comparto e le flotte sono sempre più vecchie. -”Per invertire questa tendenza servono risorse vere, che consentano di rinnovare le imbarcazioni e restituire fiducia a chi vuole ancora fare impresa in mare”- ha detto i primi di ottobre il presidente del Libero Consorzio comunale di Trapani, Salvatore Quinci, all’’incontro con il commissario europeo alla pesca tenutosi a Bruxelles, e in quell’occasione parlò di ‘tolleranza zero’ per la pesca illegale. Ogni blitz dimostra anche quanto ampia e sistematica sia la violazione delle regole. Tra quintali di pesce sequestrato e distrutto, consumatori potenzialmente esposti a rischi e operatori onesti penalizzati c’è un settore che continua a perdere pezzi.