Balestrate, Mango promettente. Poca però la cooperazione

Contrada Tavolatella a Balestrate è diventata una delle capitali del mango in Sicilia. Mango che ha cominciato ad essere coltivato nella sicilia occidentale sotto forma di esperimento 25 anni fa, poco tempo se messo a confronto con le cultivar più tradizionali. Un esperimento coraggioso da parte dei pionieri — l’azienda agricola Perrone Francesca — su cui molti avevano scommesso contro a suo tempo, e che oggi però gli stessi apprezzano e addirittura cercano di imitare.

L’azienda più grande a Balestrate, tra quelle che si dedicano al succulento frutto tropicale, oggi può contare su un mangheto di 8 ettari con circa 3,000 alberi che producono intorno ai 20.000 kg di frutti ogni stagione — anche se quest’anno la produzione ha subito un calo del 25%. Un calo comunque fisiologico, spiegano gli agricoltori, dato che questi alberi generalmente alternano annate abbondanti (come quella dell’anno scorso) ad annate un pò più tirchie.

Ma il profitto c’è comunque. Il prodotto è venduto a 3 euro al kg direttamente a esportatori e distributori, su un costo che è quasi irrisorio, in termini di materie prime. Il vero costo in realtà sarebbe quello dell manodopera — e per pagarlo non ci sarebbero abbastanza soldi, dato che i dipendenti dell’azienda lavorano quasi ininterrottamente e considerano il loro operato quasi come passatempo, senza contare le ore extra che spendono sul terreno.

A parte il profitto, Balestrate sta facendo un ottimo lavoro anche nel garantire una sempre più grande selezione nelle varietà della specie — dal mango Kensington Pride, varietà più diffusa; alla Tommy Atkins, la più prematura ad Agosto dal colorito roseo; alla rossa Glenn, la più apprezzata dal punto di vista qualitativo; alla Kitt la più tardiva e disponibile fino a novembre. I mango balestratesi non hanno nulla da invidiare a quelli dell’India. In particolare, il profumo emanato da questi frutti rimane per diverse ore all’interno dell’abitacolo di una macchina o nelle cucine dei consumatori.

La vera pecca di questo settore molto promettente è come sempre la scarsa cooperazione tra produttori, che non fanno rete, anche per via di profondi antagonismi e gelosie personali — e chi ci rimette in questo è soprattutto il territorio. Invece di costituire un fronte unico rispetto a chi può comprare a prezzi più alti —  come l’azienda di distribuzione Figaro disposta a pagare 3 euro al kg per un prodotto scelto e 2,50 euro per quello non selezionato — molti piccoli agricoltori balestratesi si accontentano di un mercato di gran lunga meno redditizio come quello palermitano del Ballarò o della Vucciria, frequentato per lo più da consumatori indiani o del Bangladesh, e dove i mango valgono solo 1 euro al Kg.