Attentato incendiario a Papania, annullate condanne: processo da rifare

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La terza sezione della Corte d’Appello di Palermo ha annullato ieri la condanna, a due anni di reclusione ciascuno, emessa nei confronti degli alcamesi Enzo Amato, Francesco Domingo ed Antonio Mistretta, accusati di avere piazzato, il 22 febbraio dello scorso anno, una bomba carta in via Roma, davanti alla segreteria politica dell’ex senatore Antonino Papania. Secondo il pubblico ministero l’ex parlamentare, a quel tempo papabile candidato alle elezioni amministrative che si sarebbero poi svolte nel giro di qualche mese, aveva promesso loro dei posti di lavoro all’Aimeri Ambiente, la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti in città. In sede di condanna, il 13 gennaio scorso il Giudice per le Udienze Preliminari di Trapani Emanuele Cersosimo aveva ritenuto insussistente il reato di tentata estorsione derubricando l’accusa in minaccia per commettere un delitto e rigettando la richiesta di risarcimento danni avanzata da Papania. La decisione di primo grado fu impugnata dall’avvocato Baldassare Lauria, difensore di Mistretta ed Amato, che aveva parlato di violazione dei principi sul giusto processo. Il legale esprime grande soddisfazione per l’annullamento della sentenza: “Quel processo – commenta– fu celebrato sull’onda emotiva e fu fatto male, valuteremo le azioni da intraprendere”. I giudici hanno disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Trapani per la celebrazione di un nuovo procedimento. Difeso dall’avvocato Vincenzo Catanzaro, Papania -che durante il dibattimento ha sempre negato di aver avuto rapporti con gli inquisiti- è attualmente indagato per voto di scambio nell’ambito di un altro filone di indagine, che ebbe origine proprio dalle intercettazioni utilizzate dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta intimidazione.