Vino invenduto e grano svenduto: la Sicilia prepara un piano di salvataggio da 80 milioni

di Giuseppe Maniscalchi ·

Commercializzazione del vino a rilento, tra le cause la guerra. Produttori in difficoltà

C’è forte preoccupazione nelle cantine quando manca poco più di un mese alla vendemmia. Due milioni e 770 mila ettolitri di vino rimasti invenduti dallo scorso anno e il grano quotato a soli 18 centesimi al chilo: bastano questi due dati a certificare la grave crisi economica che sta attanagliando i settori vitivinicolo e cerealicolo siciliani. Non si tratta di numeri casuali, ma di elementi certificati dalla stessa Regione e messi nero su bianco in due distinte relazioni nate per salvare le produzioni e gli imprenditori dei due comparti.

Come possono sopravvivere le cantine, sociali e non, se il pregiato vino siciliano resta invenduto? E come possono andare avanti i produttori di grano se il raccolto viene pagato meno del costo di produzione?

Il piano di salvataggio

L’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, ha preparato un piano di salvataggio da 80 milioni di euro da inserire nella prossima manovra finanziaria prevista a luglio; per l’approvazione, tuttavia, serve il placet sia del governatore Renato Schifani sia dell’Assemblea Regionale Siciliana.

I due report preparati dagli uffici regionali fotografano settori sostanzialmente in ginocchio:

  • Le giacenze di vino: A un mese e mezzo dalla nuova vendemmia, i 2 milioni e 770 mila ettolitri di vino bianco e rosso rimasti invenduti rappresentano un’enormità. L’anno precedente la giacenza si era fermata a 2 milioni e 100 mila ettolitri, segno di un trend in netto peggioramento.
  • La soluzione proposta: Secondo le associazioni di categoria, l’unico modo per contrastare questa crisi sarebbe autorizzare una distillazione di emergenza, ossia trasformare il vino invenduto in alcol puro (misura già sollecitata un mese fa da Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci Sicilia).

Le cause della crisi

Le ragioni del collasso sono molteplici e concomitanti:

  1. Le tensioni internazionali, che hanno determinato un sensibile incremento dei costi energetici e dei carburanti.
  2. Gli effetti sempre più impattanti dei cambiamenti climatici sulle produzioni.
  3. La contrazione dei consumi, registrata sia sul mercato interno sia su quello internazionale.

Il rischio occupazionale: Senza un piano di salvataggio tempestivo e senza sostanziosi ristori economici, a rischio chiusura ci sarebbe almeno il 50% delle cooperative dell’Isola.

La nuova stagione rischia insomma di aprirsi con criticità gravissime: le eccedenze che ancora occupano le cisterne rischiano di paralizzare la logistica della prossima campagna vitivinicola.

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