Venezuela, libera Francis Costantino: il sollievo di Balestrate per la prigioniera di coscienza

di Giuseppe Maniscalchi ·

Venezuela, libera Francis Costantino: il sollievo di Balestrate per la prigioniera di coscienza

La gioia dei genitori ma è tutta la città di Balestrate ad esprimere soddisfazione e tirare un grosso respiro di sollievo per la liberazione di Francis Costantino, 47enne di Balestrate, liberata dopo essere stata detenuta in Venezuela come prigioniera politica dallo scorso 31 ottobre. A dare l’annuncio è stato il sindaco di Balestrate Vito Rizzo, che ha condiviso la notizia con la comunità, parlando di un momento di grande emozione. Il primo abbraccio è stato quello tra il padre, Giuseppe Costantino, e il sindaco. La vicenda aveva profondamente colpito i balestratesi dove la famiglia è molto conosciuta.

C’è un legame fortissimo che lega Balestrate col Venezuela. C’ è stato un boom di emigrati balestratesi che negli anni ’50 sono partiti per il Venezuela, nazione in forte sviluppo perché galleggia sul petrolio. Tanti balestratesi hanno conquistato una solida posizione economica. Ma dal 2016 tutto è cambiato e molti sono tornati a Balestrate per una nazione distrutta da Ugo Shavez il comunista che ha governato per 20 anni. E le macerie sono aumentate con il sanguinario dittatore Nicolas Maduro, succeduto a Chavez. Maduro oggi prigioniero negli Usa. A partire dagli anni ’50 il Venezuela era considerato una sorta di Eldorado per centinaia di balestratesi. E di fatto lo è stato. Da anni per la totale incapacità dei governanti il Venezuela è al collasso. La crisi è molto forte. A Balestrate sono tornate dal Venezuela tantissime famiglie di emigrati. Molti hanno una casa, che un tempo utilizzavano per la villeggiatura e che ora la abitano stabilmente. Ma si sono trovati in grosse difficoltà economiche. Una decina di anni fa un imprenditore di Balestrate per tornare ha svenduto una clinica della quale era proprietario.

Tornando a Francis Costantino secondo quanto raccontato dal padre Francis non avrebbe commesso alcun reato. “La sua unica ‘colpa’ – aveva detto l’uomo – è stata quella di collaborare con María Corina Machado per garantire il corretto svolgimento delle ultime elezioni e di aver espresso pubblicamente il proprio sostegno al candidato Edmundo González. Secondo il racconto del padre, a seguito di questa presa di posizione la donna sarebbe stata vittima di una persecuzione sistematica da parte degli apparati di sicurezza dello Stato fino all’arresto. Prima della detenzione, anche il resto della famiglia avrebbe subito gravi intimidazioni: il marito sarebbe stato aggredito fisicamente, mentre le tre figlie sarebbero state oggetto di continue pressioni e minacce. Durante i mesi di detenzione, le condizioni sono state molto dure. La donna non ha mai avuto un processo e, secondo il padre, le cure mediche necessarie le sarebbero state negate, nonostante soffrisse di asma e fosse una paziente oncologica. Per mesi Giuseppe Costantino aveva lanciato appelli alle istituzioni italiane, chiedendo aiuto per ottenere la liberazione della figlia, definita “prigioniera di coscienza”.

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