Un vitello vivo in palio a Calatafimi, tra tradizione e diritti animali esplode la polemica
Un vitello vivo, del peso di circa tre quintali, messo in palio come primo premio di una lotteria: accade a Calatafimi Segesta, dove quella che doveva essere una manifestazione legata alla Festa del Santissimo Crocifisso si è trasformata in un caso nazionale. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Ceto Massari e organizzata dal Comune, ha infatti sollevato un’ondata di proteste che va ben oltre i confini locali. A far esplodere la polemica è stata l’OIPA, intervenuta dopo numerose segnalazioni di cittadini. L’associazione ha definito senza mezzi termini “eticamente inaccettabile” la scelta di mettere in palio un essere vivente, sottolineando come un animale venga di fatto ridotto a oggetto, assegnato tramite estrazione casuale. Una posizione netta, rafforzata dalle parole del presidente Massimo Comparotto, che parla di un messaggio “diseducativo e irrispettoso”. Proteste anche da parte della LNDC animal protection – lega nazionale difesa del cane-. Il nodo, infatti, non è soltanto simbolico: la gestione di un animale di grandi dimensioni richiede competenze, spazi adeguati e responsabilità precise, elementi difficilmente conciliabili con la logica di una lotteria, dove il vincitore potrebbe non avere alcuna preparazione. Non a caso, l’OIPA ha già inviato una diffida formale al Comune e alle autorità competenti, chiedendo di fermare o modificare l’iniziativa, eliminando premi che prevedano l’assegnazione di esseri viventi. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di ulteriori azioni, in attesa di una risposta ufficiale. Ma il caso apre una questione più ampia, destinata a dividere cioè dove si collochi il confine tra tradizione e buon senso. Se da un lato c’è chi rivendica il valore delle usanze popolari, dall’altro cresce una sensibilità sempre più diffusa verso il benessere animale, ormai riconosciuto anche a livello normativo.