Un falsario pentito inchioda un funzionario del Viminale a Palermo, sospeso per un anno

A far saltare il presunto piano per favorire la fuga di un imprenditore irreperibile non sarebbe stata un’irruzione della polizia, ma il passo indietro del falsario incaricato di preparare il passaporto. È questo il dettaglio più clamoroso dell’inchiesta che ha portato a Palermo alla sospensione per un anno di un funzionario civile del Ministero dell’Interno, accusato di aver tentato di agevolare l’evasione dell’uomo. Secondo la Procura, il dipendente pubblico si sarebbe mosso per procurare all’imprenditore un documento falso utile a lasciare il Paese. Al falsario sarebbero stati consegnati il vecchio passaporto scaduto e fotografie aggiornate del destinatario, oltre al compenso pattuito per il lavoro illecito. Ma qualcosa si rompe. L’artigiano del falso si tira indietro e non completa l’incarico. È da quel momento che l’indagine cambia passo. Rintracciato circa un anno dopo dagli agenti della Squadra Mobile, il falsario viene interrogato e decide di ammettere le proprie responsabilità. Una collaborazione che diventa decisiva e apre un nuovo fronte dell’inchiesta. Gli investigatori organizzano così un incontro controllato tra il falsario e il funzionario. L’uomo si presenta indossando un capo d’abbigliamento dotato di microcamere e microfoni nascosti, fornito dalla polizia. Un faccia a faccia registrato in ogni dettaglio. Durante il colloquio, secondo gli inquirenti, il funzionario avrebbe pronunciato frasi ritenute importanti per confermare il quadro accusatorio. Non solo. Mostrandosi preoccupato per l’inchiesta ormai in movimento, avrebbe anche tentato di concordare con il falsario una versione comune dei fatti, nel tentativo di depistare le indagini. Le indagini della Sezione Anticorruzione hanno inoltre svelato un secondo, disperato tentativo: tramontata l’opzione del falso, il funzionario si sarebbe attivato presso altri uffici di polizia per far rilasciare all’imprenditore un documento autentico attraverso canali indebiti. Un piano B neutralizzato solo dalla revoca amministrativa del titolo di viaggio, che ha definitivamente sbarrato la strada verso la fuga. Per il funzionario 65enne, il Gip ha disposto la sospensione dal servizio per dodici mesi e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Per l’imprenditore palermitano emessa la custodia cautelare in carcere, non eseguita perché -anche senza passaporto- risulta irreperibile.