Turni fino a 16 ore e reparti degradati: il grido d’aiuto della Polizia Penitenziaria di Trapani

La ricorrenza di San Basilide, patrono della Polizia Penitenziaria, si trasforma nell’ennesima occasione per accendere i riflettori sulla profonda crisi in cui versa il sistema carcerario siciliano. A lanciare l’allarme è la Uilpa Polizia Penitenziaria Sicilia, che traccia un quadro a tinte fosche sulle condizioni di lavoro all’interno della Casa Circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani.
«Oggi possiamo solo ringraziare San Basilide e le donne e gli uomini del reparto di Polizia Penitenziaria di Trapani se il sistema ancora resiste», dichiara senza giri di parole il segretario generale della Uilpa regionale, Gioacchino Veneziano. Il sindacalista punta il dito direttamente contro i vertici romani, accusando di «inerzia» il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’intera classe politica, ritenuti responsabili di non aver ancora trovato soluzioni concrete alle storiche criticità che affliggono gli istituti di pena.
I numeri emersi dalla denuncia della Uilpa fotografano una situazione emergenziale, a partire dalla pesante carenza di organico. Al “Pietro Cerulli” mancano all’appello ben 75 unità: nello specifico, 15 ispettori, 10 sovrintendenti e 50 agenti. Un vuoto che si fa ancora più profondo se si considera che 25 unità, pur risultando formalmente in organico a Trapani, sono in realtà distaccate nei servizi di scorta alle autorità e nel Nucleo investigativo, sottraendo forze preziose alla vigilanza interna.
A fronte di questa coperta cortissima, la popolazione carceraria ha superato la soglia dei 560 detenuti. Una convivenza resa ancora più complessa da gravi carenze strutturali e gestionali: l’istituto trapanese è infatti privo di una sezione di isolamento, una mancanza che rende estremamente difficile la gestione dei soggetti violenti o affetti da patologie psichiatriche.
Sotto accusa finisce anche lo stato delle strutture. La Uilpa denuncia il «degrado assoluto» in cui versa il reparto “Mediterraneo”, una situazione talmente critica da essere già stata oggetto di rilievi da parte della Magistratura di sorveglianza. Nonostante i solleciti, tuttavia, i necessari interventi di manutenzione non sono mai partiti.
A pagare il prezzo più alto di questo corto circuito sono gli agenti in servizio, costretti a subire carichi di lavoro logoranti. Secondo il sindacato, i turni di servizio sforano regolarmente le canoniche otto ore, arrivando a toccare le 10, 12 e persino 16 ore consecutive di presenza continuativa all’interno delle sezioni. Una situazione non più sostenibile che, nel giorno del santo patrono, si trasforma in un pesante atto d’accusa contro le istituzioni.