Truffa al casello sulla A20: biglietti clonati e piste chiuse per rubare il pedaggio. 6 misure cautelari

di Rosalinda Viola ·

Truffa al casello sulla A20: biglietti clonati e piste chiuse per rubare il pedaggio. 6 misure cautelari

Un sistema ben collaudato, fatto di biglietti magnetici distrutti, piste automatiche chiuse ad arte per convogliare gli automobilisti verso il proprio sportello e migliaia di euro di pedaggi autostradali finiti direttamente nelle tasche dei furbetti del casello.

La Polizia Stradale di Palermo (Sottosezione di Buonfornello) ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare interdittiva, emessa dal Gip del Tribunale di Termini Imerese su richiesta della Procura, nei confronti di sei persone. Cinque sono dipendenti del CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) con la qualifica di agenti tecnici esattori, in servizio presso i caselli di Buonfornello e Cefalù; il sesto è un tecnico informatico di una ditta privata incaricata della manutenzione degli impianti. Per tutti è scattata la sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio o dell’attività professionale per sei mesi.

Le accuse: centinaia di episodi di peculato

I reati contestati si sono concentrati in un arco temporale molto ristretto, tra il novembre 2025 e il gennaio 2006. Le accuse sono pesantissime: si parla di centinaia di episodi di peculato. Gli accertamenti della Procura, guidata dal Procuratore Angelo Vittorio Cavallo, hanno svelato i numeri del sistema : i cinque esattori sono indiziati rispettivamente di 13, 18, 24, 103 e ben 108 episodi di appropriazione indebita. Il tecnico informatico privato avrebbe invece concorso in almeno 33 episodi insieme a due dei casellanti.

L’indagine è scattata proprio da un esposto del CAS, che monitorando gli incassi dell’autostrada A20 (nello specifico i caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono) si era accorto di una macroscopica anomalia: i veicoli passavano, ma i conti non tornavano affatto.

Il trucco della spillatrice e le piste “bloccate”

Le telecamere nascoste e le intercettazioni ambientali della Polizia Stradale hanno permesso di documentare nel dettaglio lo stratagemma utilizzato dagli indagati. Il meccanismo era quasi perfetto:

  • L’automobilista arrivava al casello e consegnava il biglietto insieme al denaro contante (ad esempio una banconota da 10 euro).
  • L’esattore intascava i 10 euro ma non inseriva il biglietto nel ricevitore di pista (l’apparecchio che registra il pagamento per il CAS).
  • Al suo posto, inseriva un biglietto precedentemente preparato e “pre-calcolato” con una tariffa irrisoria (ad esempio 0,90 euro).
  • Il biglietto originale del cliente veniva smagnetizzato passandoci sopra il metallo di una spillatrice e poi gettato nel cestino.
  • La differenza (nell’esempio, ben 9,60 euro) finiva dritta nelle tasche del casellante.

Per massimizzare i profitti, alcuni degli indagati non esitavano a chiudere la sbarra delle corsie automatiche con il semaforo rosso, costringendo i guidatori a mettersi in fila verso il loro sportello per poter applicare il “trucco”.

Il “Modus Operandi” e il silenzio degli indagati

Le cifre singole apparentemente contenute – micro-esborsi che oscillavano tra i 7 e i 15 euro a transito – hanno permesso di accumulare cifre tonde in pochissimo tempo (fino a oltre 800 euro per singolo indagato in soli tre mesi di osservazione). Il Gip, dott.ssa Irina Cirincione, ha evidenziato nell’ordinanza la disinvoltura dei soggetti coinvolti, segno di un modus operandi ormai consolidato nel tempo e che potrebbe aver sottratto al consorzio somme ben più ingenti.

Tutti gli indagati, convocati per l’interrogatorio preventivo, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. La Procura ci tiene a precisare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e vige il principio di non colpevolezza fino a condanna definitiva

Tag: A20 truffa casello