Tra outlet, bar e perfino a pesca in orario di lavoro, 14 misure cautelari a Palermo

di Redazione Alpa Uno ·

Tra outlet, bar e perfino a pesca in orario di lavoro, 14 misure cautelari a Palermo

Outlet, centri commerciali, bar, negozi, mercatini rionali, centri scommesse. E poi a casa, a coltivare il terreno o persino a pesca. Fin qui, verrebbe da dire, niente di strano: ognuno è libero di trascorrere il proprio tempo come preferisce. Peccato, però, che secondo la Procura di Palermo quelle attività sarebbero state svolte durante l’orario di lavoro. È questo il quadro emerso dall’inchiesta della Guardia di Finanza di Palermo che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza del Gip con 14 misure cautelari nei confronti di cinque dipendenti del Comune, impiegati come messi notificatori, e di nove addetti di una società partecipata con mansioni di giardinieri. Le accuse sono di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio. Le indagini si sono sviluppate attraverso pedinamenti, appostamenti, videosorveglianza, verifiche documentali e controlli sulle timbrature dei badge. Secondo gli investigatori, i messi notificatori, dopo aver timbrato l’ingresso e l’uscita dagli uffici per il cosiddetto “servizio esterno”, invece di effettuare le notifiche si sarebbero dedicati a faccende del tutto personali, attestando in diversi casi tentativi di notifica che non sarebbero mai stati eseguiti. Una condotta che ha senz’altro arrecato disagi ai cittadini destinatari degli atti. Gli accertamenti avrebbero documentato giornate con fino a cinque ore sottratte all’attività lavorativa. Per i dipendenti della società partecipata, invece, sarebbe stato scoperto un consolidato sistema di timbrature reciproche dei badge: il solito gioco dei colleghi che registrano l’ingresso o l’uscita al posto di altri. In tutto sono oltre 550 gli episodi di falsa attestazione della presenza ricostruiti dagli investigatori. Numeri che riportano d’attualità il fenomeno dei “furbetti del cartellino”: un’espressione abusata, ma che continua a descrivere un comportamento che, al di là delle responsabilità penali ancora da accertare, finisce inevitabilmente per minare la fiducia dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione.

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