Terreni allagati e prezzi sotto i costi, emergenza travolge i cerealicoltori trapanesi

di Redazione Alpa Uno ·

Terreni allagati e prezzi sotto i costi, emergenza travolge i cerealicoltori trapanesi

Premesse pessime per i produttori di grano della provincia di Trapani, dove le abbondanti e violente piogge degli ultimi mesi hanno compromesso fortemente la semina dei cereali, soprattutto nei terreni argillosi. Campi allagati, impossibilità di arare e intervenire con le concimazioni di copertura: una situazione che, secondo CNA Trapani, ha già prodotto effetti pesantissimi. Da una prima analisi complessiva, infatti, le semine di grano duro non superano il 50% delle medie degli scorsi anni, con punte che in alcuni casi scendono al 30-40%. Ancora peggio per i cereali minori — orzo, favetta e foraggio — che non arrivano nemmeno al 30%. Una proiezione definita disastrosa dagli operatori del comparto, che getta nello sconforto un settore già provato da difficoltà climatiche, criticità strutturali e costi di gestione sempre più elevati. “Lavorare nell’agricoltura è diventato antieconomico — raccontano gli imprenditori — chi continua lo fa perché ha investito molto o per amore della terra, ma spesso non riusciamo nemmeno a coprire le spese”. A certificare la crisi contribuisce anche il crollo del prezzo del grano, con quotazioni che si attestano sotto i costi di produzione già dal raccolto 2025. Vendere al di sotto dei 40 centesimi al chilo viene definito “inaccettabile”, ma la realtà del mercato è ancora più dura: a giugno il prezzo non superava i 25 centesimi, mentre oggi si parla addirittura di 20 centesimi. Una situazione che la CNA Trapani definisce insostenibile. A preoccupare ulteriormente è anche il possibile impatto del trattato commerciale tra Unione Europea e Mercosur, firmato a inizio 2026, che potrebbe facilitare l’importazione di prodotti agricoli dai Paesi sudamericani — Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia — con standard normativi meno stringenti rispetto a quelli europei. Il timore è una concorrenza squilibrata sui costi, con ulteriore pressione al ribasso sui prezzi dei cereali italiani e interrogativi sulla qualità per i consumatori.

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