Strage di Monreale. La Regione si costituisce parte civile, Schifani dichiara: ‘Un atto dovuto’

di Redazione Alpa Uno ·

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La Regione Siciliana entra ufficialmente nel processo per la strage di Monreale: una scelta che pesa sul piano simbolico e giudiziario, in una vicenda che ha segnato profondamente l’Isola. La giunta guidata da Renato Schifani ha infatti ratificato la costituzione di parte civile della Presidenza della Regione nel procedimento penale relativo alla strage avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2025. Un passaggio formalizzato dopo che, nell’udienza preliminare del 7 aprile, il gup del Tribunale di Palermo Marta Maria Bossi ha accolto la richiesta dell’amministrazione regionale, già autorizzata dall’Avvocatura dello Stato. Una decisione che, nelle parole dello stesso Schifani, rappresenta «un atto dovuto» per testimoniare la presenza delle istituzioni accanto alle famiglie delle vittime e a una comunità ferita. Ma al di là della dichiarazione politica, la costituzione di parte civile apre un capitolo rilevante anche sul piano processuale: la Regione potrà infatti chiedere il risarcimento dei danni, affiancando le parti offese in un processo destinato a diventare uno dei più significativi degli ultimi anni nella cronaca giudiziaria siciliana.

La strage di Monreale, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2025, è stata uno degli episodi di cronaca nera più violenti degli ultimi anni nella provincia di Palermo, e ha scosso profondamente l’opinione pubblica per la giovane età delle vittime e l’incredibile futilità del movente. La tragedia si è consumata nel cuore del centro storico di Monreale, originata da una violenta lite tra due gruppi – uno locale e uno proveniente dai quartieri Zen e Borgo Nuovo di Palermo – scaturita, secondo quanto ricostruito, da un commento legato alle manovre di un’auto. La rissa, il lancio di tavoli, bottiglie e bastoni, fino all’escalation più drammatica: tirate fuori le armi da fuoco ed esploso venti colpi verso la folla. Un’azione brutale che ha provocato la morte di tre giovani: Andrea Miceli, 26 anni, il cugino Salvatore Turdo, 23 anni, morto sul colpo; e Massimo Pirozzo, 26 anni, deceduto poco dopo il trasporto in ospedale. Altre due persone sono rimaste ferite, tra cui un passante estraneo alla rissa. Le indagini insieme alle testimonianze e le immagini raccolte dai presenti, hanno consentito di identificare diversi sospettati. Tra questi Salvatore Calvaruso, 19 anni, autore di una prima ammissione poi ritrattata avvalendosi della facoltà di non rispondere; Samuel Acquisto, accusato di aver istigato gli altri a fare fuoco; e Mattias Conti, anche lui 19enne, arrestato nel maggio 2025 dopo un periodo di irreperibilità e ritenuto uno degli esecutori materiali degli spari.

Il procedimento si preannuncia complesso: le accuse sono pesanti e il dibattimento dovrà chiarire responsabilità individuali, ruoli e dinamiche definitive di una violenza esplosa per motivi tanto futili quanto devastanti nelle conseguenze. Un processo che non riguarda solo i singoli imputati, ma che si inserisce in un contesto più ampio di allarme sociale legato alla violenza giovanile e alle dinamiche criminali provenienti da contesti periferici.