Sicilia fanalino di coda per le madri: arrivato il rapporto di Save the Children

di Redazione Alpa Uno ·

Sicilia fanalino di coda per le madri: arrivato il rapporto di Save the Children

La Sicilia si conferma una delle regioni più difficili d’Italia per le madri nell’XI rapporto “Le Equilibriste” di Save the Children, un quadro dove la maternità resta una sfida individuale più che una scelta sostenuta dal sistema. Il dato più allarmante riguarda la salute: l’isola scivola al 19° posto per mortalità infantile, con un quoziente che sale a quasi 4 decessi ogni 1.000 nati vivi, segnale di una crisi che tocca l’assistenza neonatale e l’accesso alle cure prenatali. Sul fronte dei servizi, la regione resta mestamente ultima in Italia: la cronica carenza di asili nido pubblici e di strutture di supporto scarica l’intero peso della cura sulle famiglie, costringendo molte donne a scegliere tra carriera e figli. Sebbene si registri una timida risalita nel settore lavoro (16° posto, con il part-time involontario sceso al 21%), il miglioramento appare fragile e frenato da un alto tasso di dimissioni post-partum. Preoccupa inoltre il crollo nella rappresentanza femminile nelle istituzioni, dove la Sicilia perde cinque posizioni scivolando al 15° posto, riducendo così lo spazio per politiche di welfare dedicate. In provincia di Trapani, queste criticità regionali trovano una cassa di risonanza ancora più forte. La frammentazione dei punti nascita tra i poli di Trapani, Marsala, Mazara e Castelvetrano costringe le gestanti a lunghi spostamenti, mentre il calo demografico si fa cronico con appena 1,2 figli per donna. Il vero “buco nero” trapanese rimane la gestione del quotidiano: la copertura degli asili nido è lontanissima dagli standard europei e la scarsa diffusione del tempo pieno nelle scuole primarie rende quasi impossibile un’occupazione stabile. In un mercato del lavoro locale dominato dalla stagionalità di agricoltura e turismo, la partecipazione femminile resta discontinua e precaria. L’unico presidio di tenuta è rappresentato dalla rete antiviolenza, attiva con centri e case rifugio nel territorio, ma non basta a colmare un vuoto di servizi che, nel 2026, trasforma ancora la nascita di un figlio in un difficile esercizio di equilibrismo. Mentre domenica prossima si sprecheranno gli auguri e la retorica, i dati ci ricordano che in Sicilia essere madri significa ancora, troppo spesso, essere lasciate sole.

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