Scontro sulla palazzina in via Campanile ad Alcamo, IACP: ‘Nessun rischio crollo’

Non ci sarebbe alcun pericolo di crollo strutturale, ma soltanto distacchi di calcinacci dal prospetto e da alcuni cornicioni: è questa la posizione netta dell’Iacp di Trapani dopo l’ordinanza notificata il 24 febbraio dal Comune di Alcamo relativa all’edificio di edilizia residenziale pubblica in via Campanile. Un provvedimento che ha acceso il caso, anche alla luce delle notizie diffuse nelle stesse ore e rilanciate dalla stampa, in particolare dal Giornale di Sicilia, secondo cui la palazzina sarebbe stata “a rischio crollo”, circostanza che l’ente smentisce con decisione. Già prima della notifica ufficiale dell’ordinanza, la direzione dell’Area Gestione Patrimonio dello Iacp aveva disposto un sopralluogo urgente dei tecnici del Servizio Manutenzione e Recupero, riscontrando effettivamente il distacco di parti di intonaco dalla facciata sul lato di via Achille Campanile. Esito che, secondo quanto riferito, confermerebbe quanto già accertato dai vigili del fuoco: criticità limitate al rivestimento esterno e non alla stabilità dell’immobile. “Grave suscitare allarme sociale indicando un pericolo di crollo strutturale”, afferma il presidente dell’istituto, l’avvocato Vincenzo Scontrino, sottolineando come anche l’ordinanza sindacale non faccia riferimento a un rischio di cedimento dell’edificio, ma esclusivamente alla caduta di calcinacci. L’Iacp contesta inoltre l’impostazione del provvedimento comunale nella parte in cui individua l’ente come unico destinatario degli interventi. Secondo l’istituto, infatti, la proprietà dell’immobile sarebbe in gran parte privata: su dieci alloggi soltanto due apparterrebbero allo Iacp, insieme ai locali del piano terra. Elemento che, sostiene l’ente, sarebbe stato facilmente verificabile sia dal verbale dei vigili del fuoco sia dalla targa condominiale esposta all’ingresso con l’indicazione dell’amministratore. Proprio a quest’ultimo l’Iacp si appresta ora a comunicare formalmente l’esito del sopralluogo, invitandolo ad attivare gli interventi di manutenzione necessari, ai quali l’ente parteciperà per la propria quota di competenza. L’allarme dunque apparirebbe sproporzionato rispetto alla reale entità delle criticità riscontrate. Una distanza evidente tra percezione e realtà che riapre il tema della responsabilità nella comunicazione soprattutto quando si parla di sicurezza.