Scontro sulla ciclabile ad Alcamo, “Costata 400 mila euro, ora si vuole eliminare”

La decisione dell’amministrazione comunale di eliminare la pista ciclabile di viale Europa accende il confronto politico ad Alcamo. A intervenire è il presidente di SiAmoAlcamo, Giacomo Sucameli, che punta il dito contro quella che definisce una contraddizione dell’esecutivo guidato dal sindaco Domenico Surdi. Al centro delle critiche c’è l’infrastruttura realizzata nel 2020 nell’ambito del progetto di riqualificazione della viabilità tra viale Europa, viale Italia e corso VI Aprile. Secondo Sucameli, l’opera sarebbe costata circa 400 mila euro di fondi comunali e venne presentata all’epoca come un intervento strategico per la mobilità sostenibile cittadina. Oggi, però, la stessa amministrazione che l’aveva promossa ne avrebbe decretato la fine attraverso il nuovo piano della viabilità. La polemica arriva dopo l’ordinanza che ridisegna la circolazione lungo viale Europa e viale Italia. Il provvedimento prevede infatti la soppressione della pista ciclabile nel tratto compreso tra via Madonna del Riposo e piazza Vittime di Nassiriya, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la sicurezza stradale e rendere più fluido il traffico veicolare. Per il movimento civico si tratta di una «chiara ammissione di fallimento politico e amministrativo». Sucameli sottolinea come in diversi tratti la pista sia ormai poco visibile, con segnaletica deteriorata e numerose segnalazioni di disagi e criticità da parte dei cittadini. Un malcontento che, secondo il presidente di SiAmoAlcamo, avrebbe trovato conferma anche nel voto unanime dei sedici consiglieri comunali presenti alla seduta che ha approvato una mozione favorevole alla chiusura dell’infrastruttura. Nel comunicato, l’esponente politico allarga poi il campo della critica ad altre opere e iniziative promosse dall’amministrazione negli ultimi anni, citando investimenti che ritiene discutibili e chiedendo maggiore attenzione alla programmazione delle risorse pubbliche. «Non siamo contrari alla cultura, agli eventi o alla mobilità sostenibile – afferma – ma agli sprechi e alle scelte lontane dai reali bisogni della città».