Scattano gli arresti domiciliari per l'ex vicepresidente Gaetano Armao

Svolta giudiziaria nell'inchiesta per corruzione che scuote i palazzi della politica siciliana. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Gaetano Armao, noto avvocato amministrativista, docente universitario, già assessore regionale all'Economia e vicepresidente della Regione Siciliana sotto la giunta Musumeci, oltre che consulente a titolo gratuito del presidente Renato Schifani. Il provvedimento ha raggiunto anche altri due coindagati inseriti nel medesimo filone investigativo: l'avvocato Pierluigi Matta e l'imprenditore Luigi Zancla. Il GIP ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura, ritenendo tuttavia idonea la misura dei domiciliari a fronte di un «pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato», legato al solido reticolo di relazioni istituzionali e al presunto sistema di favori ricostruito dagli inquirenti. Al centro dell'inchiesta un presunto meccanismo concussivo e corruttivo volto ad oliare l'iter di diverse pratiche amministrative di competenza regionale a vantaggio di interessi privati. Secondo la tesi dei magistrati, Armao avrebbe fatto leva sull'influenza legata alle proprie cariche istituzionali e ai ruoli tecnici coperti per agevolare autorizzazioni , delibere in materia di sanità e dossier imprenditoriali in cambio di somme di denaro e utilità personali. Nel faldone d'indagine della Procura figurano intercettazioni telefoniche ed ambientali, affiancate da riprese video che documenterebbero la consegna diretta di contanti ed espedienti atti a celare i passaggi di denaro. Sotto i riflettori anche consulenze professionali ritenute fittizie, adoperate come schermo formale per giustificare i pagamenti indebiti. Durante l'interrogatorio preventivo svolto lo scorso ottobre, Armao ha respinto tutte le contestazioni provvisorie sostenendo che le somme finite sotto i riflettori degli investigatori fossero da ricondurre a regolari prestazioni professionali o a prestiti personali concordati tra colleghi. Argomentazioni che il Giudice non ha considerato sufficienti. I legali di Armao hanno già annunciato l'impugnazione dell'ordinanza dinanzi al Tribunale del Riesame.