Sanità: Sinalp e Ugl lanciano l’allarme, Sicilia perde pazienti, giovani e risorse

La sanità siciliana continua a fare i conti con liste d’attesa, carenza di personale e migrazione sanitaria, mentre i nuovi dati confermano che centinaia di migliaia di italiani sono costretti a curarsi fuori dalla propria regione. Su questo scenario si intrecciano due prese di posizione, quella del Sinalp Sicilia e quella della Ugl Salute, entrambe accomunate dalla richiesta di un cambio di rotta, pur con accenti diversi. Il Sinalp Sicilia, articolazione regionale del Sindacato Nazionale Autonomo dei Lavoratori e dei Pensionati, parla apertamente di una sanità regionale arrivata a un punto critico. Nella lettera aperta diffusa in queste ore il sindacato denuncia liste d’attesa interminabili, servizi territoriali insufficienti, carenza di personale e una crescente sfiducia dei cittadini verso il sistema sanitario pubblico. Secondo il Sinalp, il deterioramento della sanità è strettamente collegato alla fuga dei giovani dall’Isola. Il sindacato ricorda che negli ultimi vent’anni centinaia di migliaia di giovani hanno lasciato il Mezzogiorno e che oltre la metà dei laureati siciliani che emigrano non fa più ritorno. Tra le criticità evidenziate anche il ricorso prolungato alle gestioni commissariali delle aziende sanitarie, la scarsa programmazione delle assunzioni, il frequente utilizzo di consulenze esterne e i ritardi nelle opere di ammodernamento degli ospedali. A rafforzare questo quadro arrivano anche i dati del Rapporto annuale SDO 2024 del Ministero della Salute, richiamati dalla Ugl Salute. Secondo il rapporto, nel 2024 sono stati quasi 700 mila i cittadini ricoverati fuori dalla propria regione e Calabria, Campania, Sicilia e Puglia registrano tra i saldi passivi più elevati della mobilità sanitaria. Per il segretario nazionale della Ugl Salute, Gianluca Giuliano, questi numeri dimostrano che i cosiddetti “viaggi della speranza” sono ormai una criticità strutturale del Servizio sanitario nazionale. Pur partendo da prospettive differenti, le due organizzazioni convergono su un punto fondamentale: senza un deciso rafforzamento della sanità pubblica nel Mezzogiorno il divario territoriale continuerà ad ampliarsi.