San Vito Lo Capo, lancia un ordigno incendiario dal finestrino dell’auto, arrestato 23enne

di Redazione Alpa Uno ·

San Vito Lo Capo, lancia un ordigno incendiario dal finestrino dell’auto, arrestato 23enne

Avrebbe lanciato un ordigno incendiario dal finestrino della propria auto, appiccando il vasto incendio che il 2 giugno scorso ha devastato circa 20 ettari di macchia mediterranea a Baia Santa Margherita, nel territorio di San Vito Lo Capo. Per questo un giovane di 23 anni, originario della zona, è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura. Il 23enne è gravemente indiziato del reato di incendio boschivo aggravato dall’aver provocato danni a un’area naturale protetta e alle specie vegetali presenti. A consentire agli investigatori di risalire alla sua identità sono state le testimonianze di alcuni testimoni oculari, raccolte nell’immediatezza dei fatti dai Carabinieri intervenuti sul posto, e l’analisi dei filmati registrati dalle telecamere comunali di videosorveglianza e da quelle installate dalle associazioni di volontari antincendio.

Gli elementi acquisiti avrebbero permesso di ricostruire la dinamica dell’episodio e di identificare il presunto responsabile. Secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane, mentre si trovava alla guida della propria autovettura, avrebbe lanciato dal finestrino un ordigno incendiario che, una volta caduto sulla vegetazione, avrebbe innescato immediatamente le fiamme. L’incendio richiese un imponente intervento di soccorso. Sul posto operarono Vigili del Fuoco, Corpo Forestale e mezzi aerei, che riuscirono a circoscrivere il rogo e a evitare conseguenze ancora più gravi per il patrimonio ambientale dell’area. Oltre alla perdita della vegetazione, un incendio di queste dimensioni compromette gli habitat di numerose specie animali e vegetali, con effetti che possono protrarsi per anni. La scomparsa della copertura vegetale espone inoltre il terreno all’erosione e aumenta il rischio di dissesto idrogeologico, soprattutto con l’arrivo delle piogge autunnali. L’articolo 423-bis del Codice penale per questo tipo di reati prevede la reclusione da quattro a dieci anni, pene che possono aumentare quando il rogo interessa aree naturali protette.

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