Saline e UNESCO, scontro totale sul porto di Trapani, ‘candidatura irrealizzabile”

Il sogno di vedere le Saline di Trapani e Marsala elevate a Riserva della Biosfera MAB UNESCO si sta scontrando con la dura realtà di un conflitto istituzionale che mette a rischio il polmone economico della città: il suo porto. Se da un lato il Ministero dell’Ambiente, attraverso il dirigente Francesco Tomas, tenta di gettare acqua sul fuoco assicurando che il programma non imporrà i vincoli rigidi delle riserve naturali classiche ma si limiterà a promuovere uno sviluppo sostenibile in una “transition area” teoricamente flessibile , dall’altro il fronte dei lavoratori e delle imprese del porto è compatto nel denunciare un’operazione definita irrealizzabile e pericolosa. Diciassette sigle tra operatori e associazioni denunciano infatti un totale mancato coinvolgimento nelle fasi decisionali, parlando di un iter che ha ignorato persino l’Autorità di Sistema Portuale nonostante l’estensione della candidatura inglobi ora anche il bacino marittimo. Il timore non riguarda solo le norme scritte, ma la cosiddetta “soft law” internazionale: uno strumento che, pur non vietando formalmente le attività, è capace di soffocare dragaggi, nuove banchine e il rifacimento del waterfront sotto il peso di verifiche ambientali estenuanti, incertezze autorizzative e costi lievitati, citando come monito il precedente di Venezia dove il marchio UNESCO è diventato col tempo un limite invalicabile per l’operatività portuale. La posta in gioco è altissima e non riguarda solo il presente, poiché l’ombra del MAB rischia di far naufragare anche i progetti strategici sull’eolico offshore, vitali per la sicurezza energetica nazionale e per la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro in un territorio che non può permettersi di scegliere tra tutela ambientale e sopravvivenza industriale. Davanti a questo scenario, il parere dei portuali resta un “no” categorico: senza un cambio di rotta radicale, il rischio è che il porto di Trapani perda la sua natura commerciale per trasformarsi in un museo a cielo aperto, schiacciato da una burocrazia etica che non lascia spazio al futuro economico della Sicilia occidentale.