Respinta la richiesta di eseguire la condanna in Brasile per Leonardo Badalamenti

Leonardo Badalamenti, figlio dello storico boss di Cosa Nostra Gaetano “Tano” Badalamenti, resterà in Italia. Le autorità italiane hanno infatti respinto la richiesta avanzata dal Brasile di eseguire sul territorio brasiliano la condanna a 5 anni e 10 mesi di carcere inflitta a Badalamenti per traffico di stupefacenti. Una decisione già comunicata al ministero brasiliano della Giustizia e legata a un nodo di natura giuridica: tra i due Paesi, in questo specifico caso, non esiste un accordo internazionale che consenta il riconoscimento e l’esecuzione di una sentenza penale straniera. Il ministero della Giustizia italiano ha chiarito in particolare che non può essere applicata la Convenzione di Strasburgo del 1983. Il meccanismo previsto dalla convenzione, infatti, non risulta utilizzabile nello scenario prospettato dalle autorità brasiliane, perché il Brasile non ha aderito al Protocollo aggiuntivo del 1997, che avrebbe consentito di utilizzare quel particolare strumento di cooperazione giudiziaria. La vicenda riporta così sotto i riflettori il nome della famiglia Badalamenti.
Leonardo è il secondogenito di Gaetano Badalamenti, il boss di Cinisi che per anni ha rappresentato uno dei vertici di Cosa Nostra. Il capitolo brasiliano della vicenda giudiziaria di Lonardo Badalamenti risale al 2007, quando venne arrestato con 55 grammi di cocaina. In quell’occasione si sarebbe presentato con il nome di Carlos Massetti. Due anni dopo tornò a essere detenuto nell’ambito di un’indagine internazionale relativa a una presunta frode bancaria. Fu proprio attraverso quelle verifiche che le autorità di San Paolo riuscirono a ricostruire la sua vera identità. La condanna brasiliana è arrivata nel 2015. Nel 2020 Leonardo Badalamenti venne quindi arrestato dalla Direzione investigativa antimafia a Castellammare del Golfo, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale emesso dalla magistratura brasiliana. Le accuse comprendevano l’associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e la falsità ideologica.
La decisione italiana non entra dunque nel merito della responsabilità penale accertata dai giudici brasiliani, ma riguarda la possibilità giuridica di dare esecuzione in quel contesto a una sentenza straniera.