Quasi cento cani sequestrati a San Giuseppe Jato, erano tra escrementi e degrado

Quasi cento cani detenuti in condizioni incompatibili con il loro benessere, rinchiusi in ambienti fatiscenti, sporchi e invasi dagli escrementi. È il drammatico scenario scoperto dai carabinieri in una proprietà di San Giuseppe Jato, nel Palermitano, dove una coppia di accumulatori di animali custodiva decine e decine di cani in spazi del tutto inadeguati. Un caso che riporta l’attenzione su un fenomeno spesso poco conosciuto, ma dalle conseguenze gravissime per gli animali coinvolti. L’ultimo intervento è stato eseguito lunedì scorso, quando i militari, insieme all’Ufficio Legale della LAV, sono riusciti a recuperare sette cani che versavano in condizioni tali da richiedere cure veterinarie immediate. Secondo quanto riferito dalla LAV Palermo, gli animali -molti dei quali privi di microchip- erano rinchiusi in una stanza completamente invasa dagli escrementi, in un contesto igienico-sanitario definito estremamente precario. “Questi cani necessitano di un lungo percorso di recupero”, spiegano dall’associazione, sottolineando come gli animali siano arrivati in condizioni di forte sofferenza fisica e psicologica. La vicenda riaccende anche il dibattito sull’accumulo compulsivo di animali, un fenomeno che negli anni ha interessato la coppia, già nota per questi motivi nel Palermitano. Secondo la LAV, nel tempo i due avrebbero ricevuto contributi economici da privati cittadini, associazioni e influencer, risorse che, invece di migliorare le condizioni degli animali, avrebbero finito per favorire un incremento incontrollato del loro numero. “Se non avessero ricevuto continuamente soldi, non avrebbero raggiunto un numero così elevato di animali in condizioni inaccettabili”, osserva la LAV, lanciando un appello alla prudenza nelle donazioni. L’invito è quello di verificare sempre l’affidabilità di chi raccoglie fondi per la tutela degli animali, affinché la solidarietà non alimenti, inconsapevolmente, situazioni di degrado. L’accumulo patologico di animali, spiega Ciro Troiano, criminologo della LAV, compromette contemporaneamente il benessere degli animali e quello delle persone coinvolte, rendendo necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga istituzioni, servizi sanitari, veterinari e associazioni.