Processo Palude, la difesa di Pirrello si gioca l’ultima carta: chiesta la riapertura del caso

La difesa punta sulla riapertura dell’istruttoria dibattimentale, chiedendo la deposizione di nuovi testimoni e l’acquisizione di perizie e certificazioni per dimostrare l’estraneità ai fatti di Giuseppe Pirrello. L’alcamese, all’epoca dell’inchiesta che lo portò ai domiciliari, era a capo del Genio civile della provincia di Trapani. Si tratta di una documentazione che, secondo i legali, attesterebbe il pieno rispetto di leggi e regolamenti da parte dell’imputato, accusato di corruzione e falso ideologico.
Sono le ultime carte che i difensori Saro Lauria e Vincenzo Maiello — professore ordinario di diritto penale presso l’Università “Federico II” di Napoli — si stanno giocando per ottenerne l’assoluzione. Il processo è in corso di svolgimento a Palermo, dove il procuratore generale presso la Corte d’appello ha già chiesto la conferma delle condanne di primo grado per gli imputati dell’operazione “Palude”, scattata nel novembre 2018.
La pena più pesante in primo grado era stata inflitta proprio a Giuseppe Pirrello: otto anni di reclusione, in linea con la richiesta del pubblico ministero. Una sentenza, quella di primo grado, che in alcuni casi aveva persino superato le richieste del PM, aumentando di sei mesi (per un totale di sette anni) la pena per il figlio di Pirrello, Onofrio. A quest’ultimo sono state applicate anche le pene accessorie della confisca di 4.450 euro e dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, stessa sanzione accessoria comminata al padre.
Il cugino Francesco Pirrello, imprenditore agricolo, è stato condannato a sei anni. Sono stati inoltre condannati a quattro anni e mezzo Antonino Colletta e il geometra Giuseppe Pipitone, per i quali il PM, nel processo di primo grado, aveva invece chiesto l’assoluzione. Sette anni, invece, sono stati inflitti all’architetto Ignazio Messana, mentre quattro professionisti alcamesi erano stati assolti.
Gli imputati sono quasi tutti tecnici molto noti in città che frequentavano lo studio di Onofrio Pirrello, dove gli inquirenti avevano piazzato cimici e telecamere. Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Alcamo, partite nel 2016, attraverso questo studio tecnico numerosi professionisti avrebbero goduto di corsie preferenziali e di una forte accelerazione nel disbrigo delle pratiche presso il Genio civile di Trapani. L’impianto accusatorio della Procura si basa sul presupposto che i fascicoli, prima di passare al vaglio del Genio civile, venissero esaminati nello studio del figlio del dirigente, configurando una serie di presunti atti contrari ai doveri d’ufficio.
Si tratta di accuse che Pirrello ha sempre fermamente respinto, arrivando a chiedere la parola in udienza per ribadire di “aver sempre rispettato la legge”. Decisive per lo sviluppo delle indagini sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali.
Mentre gli avvocati Marco Siracusa, Francesco Galati, Enzo Abate e Laura Ancona hanno già tenuto le loro arringhe chiedendo l’assoluzione dei propri assistiti, convinti della loro innocenza, il processo riprenderà il prossimo 2 luglio. In quella data toccherà agli avvocati Lauria e Maiello chiudere i discorsi difensivi. Complessivamente, gli indagati iniziali erano venti, la metà dei quali è stata prosciolta già in fase di istruttoria. La sentenza dei giudici della Corte d’appello è attesa verso la fine di luglio.