Processo Eirene, Papania respinge le accuse: “Mai pagato voti alla mafia”

di Giuseppe Maniscalchi ·

Gli arresti ad Alcamo. Antonino Papania, stella politica sul viale del tramonto

Presente in aula, l’ex senatore alcamese del Pd Antonino Papania ha reso per la prima volta dichiarazioni spontanee. Papania, che si trova agli arresti domiciliari dal luglio dello scorso anno, è imputato nel processo scaturito dall’operazione antimafia “Eirene”.

L’ex senatore ha escluso categoricamente di aver concordato con l’ex vicesindaco Pasquale Perricone la dazione di denaro in cambio di voti per l’Assemblea Regionale Siciliana, competizione in cui era candidato (ma non eletto) Angelo Rocca, esponente del movimento “Via”. Il denaro sarebbe dovuto andare al presunto mafioso alcamese Giosuè Di Gregorio, residente a Trapani, dove si occupa di ristorazione.

Proprio Di Gregorio, esattamente un anno fa in videoconferenza, dichiarò di non aver mai incontrato Papania e ammise di aver detto al fratello di conoscere l’ex senatore solo per millanteria. Le dichiarazioni spontanee rese all’epoca da Di Gregorio avevano caratterizzato le fasi conclusive di un’udienza davanti ai giudici del Tribunale di Trapani. In quell’occasione affermò: “Non ho mai conosciuto Papania. Non l’ho mai incontrato. I 1.500 euro che mi sono stati consegnati sono serviti in parte per una cena elettorale e il resto per uso personale. Perricone, invece, l’ho conosciuto in carcere”.

Si va quindi delineando un quadro che alleggerirebbe di molto la posizione giudiziaria di Antonino Papania, difeso dagli avvocati Saro Lauria e Vito Di Graziano. Giosuè Di Gregorio, allo stato attuale, è detenuto nel carcere di Udine.

“Riuscremo a provare la piena innocenza di Nino Papania, che è del tutto estraneo a questo castello di accuse” hanno ribadito i legali Di Graziano e Lauria. Si ricorda che Papania e Perricone sono imputati esclusivamente per il reato di voto di scambio politico-mafioso (articolo 416-ter del codice penale).

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