Processo Eirene: conclusi i testi d’accusa, per la difesa crolla il voto di scambio

Completata la prima fase del processo scaturito dall’operazione antimafia “Eirene” in corso davanti ai giudici del tribunale di Trapani che vede alla sbarra tredici imputati tra cui l’ex senatore alcamese del Pd Antonino Papania, ai domiciliari al mese di luglio dello scorso anno. Il pubblico ministero ha completato l’esame dei testimoni di accusa: gli investigatori che condussero le indagini. Gli imputati sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni, traffico di droga e scambio elettorale politico-mafioso per Papania e l’ex vice sindaco e assessore Pasquale Perricone, anche lui ai domiciliari dopo avere trascorso entrambi, subito dopo l’arresto, un periodo al carcere di Pagliarelli. Il processo riprenderà martedì con la deposizione degli imputati, se lo desiderano, per la quale ha dato la disponibilità Pasquale Perricone.
Nel corso della deposizione di due investigatori che condussero le indagini è emerso che Nino Papania non avrebbe avuto alcun rapporto con Francesco Coppola ritenuto il nuovo capomafia di Alcamo, attualmente ai domiciliari e ricoverato al Civico di Palermo. Durante la deposizione un dirigente dello Sco, servizio centrale operativo della polizia, affermò che: «Nessun incontro accertato tra Papania e mafiosi», precisando anche che «non ci sono prove di promesse di favori, nemmeno attraverso Perricone». Uno degli imputati principali Giosuè Di Gregorio che rese, nl luglio dello scorso anno, dichiarazioni spontanee disse: “di non avere mai conosciuto Papania. Non l’ho mai incontrato. I mille e 500 euro che mi hanno consegnato sono in parte serviti per una cena elettorale e il resto per uso personale. Perricone l’ho conosciuto in carcere”.
Parole che secondo i difensori di Papania, gli avvocati Saro Lauria e Vito Di Graziano mettono in discussione uno dei capisaldi dell’accusa: il presunto asse occulto tra politica e mafia in vista delle elezioni per aiutare il movimento Via fondato dall’ex senatore. Un’ipotesi che la difesa respinge con forza, “denunciando l’assenza di riscontri concreti” e per tale motivo chiederanno “l’annullamento dell’accusa di voto di scambio politico mafioso”. Intanto il tribunale ha respinto diversi ricorsi con i quali di difensori chiedevano un alleggerimento delle misure cautelari. “Riusciremo a provare la piena innocenza di Nino Papania estraneo a tutto questo castello di accuse” dicono gli avvocati Vito Di Graziano e Saro Lauria.