Prestito d’onore, 6 milioni per gli studenti siciliani ma con regole stringenti

Un’iniezione di liquidità per gli studenti universitari siciliani, ma con regole stringenti e una competizione che si consumerà sul filo dei secondi. È il nuovo prestito d’onore promosso dalla Regione Siciliana e gestito da Irfis, con una dotazione complessiva di 6 milioni di euro: finanziamenti fino a 10.000 euro, a tasso zero, senza garanzie personali o patrimoniali, destinati a chi ha un ISEE non superiore a 20.000 euro. Le domande si potranno presentare esclusivamente online, tramite SPID o CNS, dalle ore 12 del 4 giugno fino alle ore 12 dell’8 settembre. La misura punta a sostenere il diritto allo studio, ma introduce un meccanismo di selezione che obbliga gli studenti a muoversi con rapidità. La graduatoria sarà infatti costruita sulla base dell’ISEE ma, a parità di reddito, conterà l’ordine cronologico di invio della domanda. Non un click day puro, ma poco ci manca: chi presenta l’istanza nelle prime ore avrà un vantaggio concreto in caso di parità di condizioni economiche. Il finanziamento viene erogato in un’unica soluzione e potrà essere restituito con un piano estremamente flessibile, fino a un massimo di dieci anni. È previsto inoltre un periodo di preammortamento — senza pagamento di rate — che può arrivare fino a cinque anni, pensato per consentire agli studenti di completare il percorso accademico prima di iniziare a restituire il prestito. Restano però alcuni nodi cruciali. Il primo riguarda la cumulabilità con altri strumenti di sostegno, in particolare le borse di studio ERSU. Il bando non chiarisce in modo esplicito se chi già percepisce una borsa possa accedere integralmente al prestito o se siano previste riduzioni o incompatibilità. Altro elemento delicato è il mantenimento del beneficio. Per gli iscritti agli anni successivi al primo è richiesto il conseguimento di almeno il 50% dei crediti formativi previsti: il prestito può infatti essere revocato se lo studente non mantiene nel tempo quella soglia minima di CFU. Non è ancora chiaro, inoltre, se si tratti di un sostegno “forfettario” legato all’iscrizione o se Irfis richiederà una rendicontazione dettagliata — tra affitti, tasse universitarie, libri e altre spese. Anche in questo caso, la differenza è sostanziale: libertà di utilizzo o vincoli burocratici possono incidere non poco sulla reale accessibilità della misura.