Part-time nei Comuni siciliani, la protesta dei sindacati: «Svolta sulle 36 ore o sarà mobilitazione»

Un sollecito chiaro e senza mezzi termini rivolto direttamente ai vertici della Regione Siciliana: passare dalle promesse ai fatti e stanziare i fondi necessari per mettere fine alla precarietà oraria dei dipendenti comunali. A lanciarlo sono le sigle sindacali FP-CGIL, CISL-FP e UIL-FP Sicilia, tornate a farsi sentire con forza in merito alla vertenza dei lavoratori in part-time involontario in servizio negli enti locali dell'Isola.
L'obiettivo dichiarato dalle organizzazioni di categoria è portarli tutti, progressivamente, al regime di 36 ore settimanali. Una svolta ritenuta non più rinviabile, specie alla luce del dibattito in corso all'Assemblea Regionale Siciliana sull'assestamento di bilancio, dal quale – denunciano i sindacati – non sta emergendo alcuna novità concreta. Sul tavolo resta l'impegno, finora inattuato, legato allo stanziamento di 10 milioni di euro aggiuntivi per il 2026, precedentemente prospettato dall'ex assessora Ingala per integrare le risorse già stanziate.
«Basta stipendi insufficienti per chi garantisce i servizi» «Non è più possibile lasciare migliaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di insufficienza reddituale e di incertezza sul proprio futuro», tuonano i rappresentanti dei lavoratori. «Parliamo di persone che ogni giorno contribuiscono a garantire servizi essenziali alle comunità e che meritano risposte concrete, non ulteriori attese».
Se da un lato il primo finanziamento erogato lo scorso anno è stato accolto come un segnale d'attenzione, dall'altro è risultato palesemente insufficiente a coprire il fabbisogno reale. Per questo le parti sociali chiedono non solo nuovi fondi, ma anche criteri di ripartizione oggettivi e trasparenti. L'ipotesi di una distribuzione a pioggia o meramente uniforme viene infatti bocciata: il rischio sarebbe quello di penalizzare i Comuni in maggiore sofferenza e di non rispondere alle reali differenze orarie già esistenti nei vari organici.
Le richieste al Governo regionale Per FP-CGIL, CISL-FP e UIL-FP la vertenza non riguarda soltanto la quantità di ore lavorate, ma tocca da vicino la dignità personale, la stabilità economica di migliaia di famiglie e l'efficienza stessa della macchina amministrativa locale.
I sindacati chiedono quindi la convocazione immediata di un tavolo di confronto con il Governo regionale per definire una roadmap precisa: tempi certi, risorse adeguate e una strategia di accompagnamento graduale verso il full-time per tutto il personale interessato. «I lavoratori non possono più attendere – concludono le sigle –: è il momento di trasformare gli impegni assunti in risultati concreti».