Palermo. Processo alla mafia dello Jato: condanne e riduzioni di pena in Appello

Nuovo verdetto dei giudici della terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, guidata dal presidente Enzo Agata, nell’ambito del procedimento scaturito dall’indagine dei Carabinieri sui clan di San Giuseppe Jato e San Cipirello.
Il reato di associazione mafiosa è costato una condanna a 12 anni di reclusione per Giuseppe Bommarito. Calcolando il cumulo giuridico (la continuazione) con un precedente provvedimento restrittivo, la detenzione totale per l’imputato si attesta a 17 anni, registrando un calo rispetto ai 21 decisi inizialmente.
Sconto di pena significativo per il figlio, Calogero Bommarito. Per lui i magistrati di secondo grado hanno escluso la contestazione di stampo mafioso, riqualificando la condotta in traffico di stupefacenti: la sanzione è così scesa dai 17 anni del primo grado a 3 anni. Essendo in cella dal 2021, la Corte ne ha ordinato l’immediata liberazione per decorrenza o espiazione dei termini. Padre e figlio sono stati assistiti dal legale Emilio Chiarenza.
Esito completamente favorevole, invece, per l’altro figlio di Giuseppe, Giuseppe Antonio Bommarito (difeso dagli avvocati Emilio Chiarenza e Bartolomeo Parrino): giudicato con il rito stralcio, è stato scagionato da ogni accusa poiché il quadro probatorio non ha retto al vaglio dell’appello. Resta invece immutata la sentenza a 2 anni e sei mesi di reclusione per Massimiliano Giangrande, chiamato a rispondere di reati legati al mondo della droga.
Al centro della complessa attività investigativa c’era un gruppo di dieci indagati, per i quali i pm ipotizzavano reati che spaziavano dall’associazione di tipo mafioso alle estorsioni aggravate dall’agevolazione di Cosa Nostra, fino al narcotraffico e alle intrusioni illecite nei sistemi informatici. La tesi dell’accusa descriveva una rete criminale capace di imporre il proprio controllo economico tramite il racket nella Valle dello Jato e nel capoluogo siciliano, stringendo inoltre le mani sul mercato dell’hashish nei quartieri palermitani di Porta Nuova e Santa Maria di Gesù, oltre che nell’hinterland di San Giuseppe Jato.