Padre-corriere al Pagliarelli, maxi sequestro di droga durante il colloquio con il figlio

di Redazione Alpa Uno ·

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Oltre cento grammi di stupefacenti introdotti tra le mura del Carcere Pagliarelli, nascosti in tasca e consegnati con un gesto rapido al figlio detenuto: è uno dei sequestri più rilevanti degli ultimi tempi durante i colloqui visivi. A finire in manette un 68enne, fermato dalla polizia penitenziaria mentre tentava di alimentare un mercato parallelo dietro le sbarre. A tradirlo è stato il nervosismo. Gli agenti, coordinati dal comandante Giuseppe Rizzo, hanno osservato ogni movimento fino a cogliere lo scambio: un involucro passato con destrezza, ma non abbastanza da sfuggire ai controlli. Da lì, la perquisizione immediata e la scoperta di un vero e proprio “carico”. Nel pacchetto c’era un panetto di hashish da circa 100 grammi, insieme a diverse dosi di cocaina e circa 4 grammi di crack già suddivisi. Quantità e modalità di confezionamento parlano chiaro: non consumo personale, ma sostanza pronta a circolare all’interno del carcere. Un traffico che, oltre le sbarre, cambia valore. Se fuori quel panetto può costare qualche centinaio di euro, dentro può moltiplicarsi fino a cinque volte, diventando moneta di scambio e strumento di potere tra detenuti. Un sistema sommerso che si alimenta proprio attraverso tentativi come questo. Il profilo dell’uomo aggiunge peso alla vicenda: alle spalle precedenti per rapina, estorsione e associazione mafiosa. Nonostante l’aggravante dell’introduzione di droga in carcere, il gip di Palermo ha disposto per lui i domiciliari con braccialetto elettronico. Per il figlio detenuto è scattata la denuncia. Il sequestro non è un caso isolato, ma l’ennesimo segnale di come le maglie della sorveglianza debbano fare i conti con strategie di introduzione sempre più dirette e audaci, spostando il fronte della sicurezza fin dentro le sale colloqui.

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