Omicidio stradale di Maria Chiara Bono, la Cassazione conferma condanna per Coppola

di Redazione Alpa Uno ·

Partinico-Incidente mortale Ss.113, dinamica al vaglio dei carabinieri

Dieci anni dopo quella notte di novembre, arriva la parola fine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Antonino Coppola -60enne- e ha confermato per lui la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per omicidio stradale. Diventa così definitiva la responsabilità dell’uomo per l’incidente costato la vita a Maria Chiara Bono, 28 anni, morta il 9 novembre 2016 sulla statale 113, all’altezza della cantina Cusumano, tra Partinico e Borgetto. Confermata anche l’assoluzione dall’accusa di lesioni stradali, per la quale mancava la querela.

Un verdetto che chiude un procedimento lungo e complesso, segnato da ricostruzioni tecniche profondamente diverse e da un ribaltamento rispetto al primo grado. Perché inizialmente la storia giudiziaria dell’incidente sembrava raccontare tutt’altro. Il Gup, infatti, aveva assolto Coppola con formula piena, sulla base di una prima perizia che attribuiva la responsabilità dello schianto alla stessa Maria Chiara. Una ricostruzione che, nel successivo processo d’appello, è stata messa in discussione da una nuova perizia collegiale. Secondo la ricostruzione accolta nei successivi gradi di giudizio, sarebbe stata la Lancia Y condotta da Coppola a invadere la corsia opposta. Una manovra effettuata a una velocità stimata intorno ai 90 chilometri orari, ritenuta non adeguata alle condizioni della strada, in un tratto caratterizzato da criticità di visibilità e dall’assenza di illuminazione.

Maria Chiara era alla guida della sua Renault Laguna e stava andando verso Partinico, dove avrebbe dovuto raggiungere una scuola di ballo. Dall’altra parte arrivava la Lancia Y sulla quale viaggiavano cinque persone. Lo scontro frontale fu violentissimo. Maria Chiara morì poco dopo l’arrivo all’ospedale Civico di Partinico. Ma anche sull’altra automobile il bilancio fu drammatico: tra i feriti una ragazza all’epoca quindicenne, finita in coma farmacologico, mentre lo stesso Coppola dovette essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico d’urgenza. Poi, il percorso giudiziario, nel quale la prima verità processuale è stata progressivamente messa in discussione fino alla sentenza definitiva della Suprema Corte.

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