Niente condoni, il TAR chiude la porta agli abusi sulla costa siciliana

Centocinquanta metri. È una distanza che sulle carte urbanistiche può sembrare minima, ma che per la giustizia amministrativa continua a rappresentare una linea invalicabile. Da una parte il mare, patrimonio collettivo e bene da tutelare. Dall’altra l’abusivismo edilizio che per decenni ha consumato tratti di costa siciliana. Con una nuova sentenza, il TAR Sicilia ribadisce un principio destinato ad avere effetti ben oltre il singolo caso esaminato: le costruzioni abusive realizzate entro la fascia di rispetto costiera non possono essere condonate. La decisione arriva da un contenzioso nato dopo il rifiuto di una sanatoria per un immobile costruito a ridosso del litorale. I proprietari avevano tentato la strada del ricorso sostenendo che le norme vigenti all’epoca dell’intervento lasciassero spazio a una diversa interpretazione. I giudici amministrativi hanno però respinto questa tesi, confermando la piena legittimità del diniego. Il messaggio che emerge dalla sentenza è netto: la fascia dei 150 metri dalla battigia resta sottoposta a un regime di tutela particolarmente rigoroso e il vincolo di inedificabilità non può essere aggirato attraverso richieste di condono presentate anni dopo la realizzazione delle opere. Una pronuncia che assume un forte valore simbolico in una regione che porta ancora i segni di decenni di cementificazione selvaggia. Dalle villette costruite quasi sulla spiaggia agli ampliamenti abusivi, fino alle intere lottizzazioni sorte lungo la costa, il rapporto tra Sicilia e abusivismo edilizio ha spesso rappresentato una delle pagine più controverse della gestione del territorio. Negli ultimi anni la tutela delle coste è diventata uno degli snodi centrali delle politiche ambientali e urbanistiche. L’erosione, il consumo di suolo e la crescente pressione turistica hanno reso evidente quanto il litorale sia una risorsa limitata e fragile. Per questo il TAR richiama implicitamente un principio che va oltre il diritto urbanistico: il paesaggio non appartiene soltanto a chi possiede un terreno o un immobile, ma all’intera collettività.