Morte in carcere a 38 anni, il caso di Francesco Aliseo arriva a Montecitorio

di Redazione Alpa Uno ·

Morte in carcere a 38 anni, il caso di Francesco Aliseo arriva a Montecitorio

La morte di Francesco Aliseo, il 38enne deceduto il 21 gennaio dopo un malore nel carcere di Augusta, approda in Parlamento e accende i riflettori su un possibile caso di sanità negata dietro le sbarre. I deputati del Movimento 5 Stelle Valentina D’Orso, Ida Carmina e Filippo Scerra hanno presentato un’interrogazione alla Camera chiedendo chiarimenti ai ministeri della Giustizia e della Salute sulle circostanze del decesso e sulla gestione sanitaria nei giorni precedenti. Secondo quanto ricostruito, i primi segnali risalgono al 14 gennaio: forti dolori al petto, visite ripetute in infermeria, ma nessun esame diagnostico approfondito. Una sequenza che, se confermata, apre il fronte più delicato dell’intera vicenda: quello del possibile ritardo nelle cure. Per giorni il 38enne sarebbe stato trattato con farmaci sintomatici, fino al crollo improvviso del 17 gennaio, quando perde conoscenza e viene trasferito d’urgenza all’Ospedale Umberto I. Ma era già troppo tardi: Francesco entra in coma e muore quattro giorni dopo. È proprio questo intervallo – tra i primi sintomi e il ricovero – il cuore dell’inchiesta. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti, disponendo l’autopsia e acquisendo le cartelle cliniche per verificare eventuali omissioni o sottovalutazioni. Un passaggio chiave sarà stabilire se un intervento tempestivo avrebbe potuto cambiare l’esito. A rendere ancora più pesante il quadro ci sono le testimonianze raccolte: compagni di detenzione che avrebbero segnalato le condizioni dell’uomo e protestato per chiedere cure adeguate, e soprattutto la denuncia dei familiari, che parlano di dolori ignorati e di un ricovero arrivato solo quando la situazione era ormai compromessa. Sullo sfondo, anche il nodo delle comunicazioni: la famiglia sarebbe stata informata del decesso solo diverse ore dopo. I parlamentari chiedono ora verifiche puntuali e un’indagine interna, ma allargano il campo anche al sistema: la sanità penitenziaria, spesso segnata da carenze strutturali, ritardi e difficoltà di accesso a esami e ospedali. Non è solo il caso di un uomo morto a 38 anni, ma il possibile sintomo di un meccanismo che continua a incepparsi proprio quando servirebbe rapidità e attenzione.

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