Monte Bonifato: scontro sulla Funtanazza, il Consorzio promette un tavolo di confronto

di Redazione Alpa Uno ·

Funtanazza, nasce la proposta: farne un centro popolare ambientale sul Monte Bonifato

Arriva la replica ufficiale del Libero Consorzio Comunale di Trapani dopo le proteste della Rete “Bene Comune”, che aveva chiesto la sospensione dell’affidamento della Funtanazza e avviato una petizione popolare. La consigliera con delega al Patrimonio, Laura Barone, chiarisce che la manifestazione d’interesse del 10 marzo dello scorso anno è un atto ereditato dalla gestione commissariale precedente e assicura che la questione è seguita con rigore tecnico e attenzione politica, insieme all’esperto Roberto Fiorentino. Barone ribadisce la centralità del dialogo con associazioni e cittadini: “Siamo dalla stessa parte – afferma – la difesa della Riserva e la rinascita del Monte Bonifato rappresentano un’identità da proteggere. La politica deve ascoltare il territorio, non chiudersi in decisioni unilaterali”.

Ma la tensione è palpabile. Il comitato popolare parla di una procedura negoziata senza bando, partita nell’agosto 2024 e finalizzata a trasformare l’immobile all’ingresso della riserva in un bar-ristorante per 44 mila euro, definita dallo stesso comitato “grave e contraddittoria”. Le associazioni e i volontari che da anni presidiano il Monte Bonifato denunciano un tradimento della vocazione originaria della struttura, pensata come centro educativo, piegata invece a logiche privatistiche. Il libero consorzio prova a stemperare: promette un tavolo di confronto aperto e una gestione partecipata della Funtanazza, trasformando la tutela del sito da obbligo normativo a missione civica condivisa. Tuttavia, la mobilitazione della comunità prosegue, con petizioni e una diffida formale presentata pochi giorni fa. La vicenda segna così una nuova fase del dibattito sui beni comuni a Trapani: tra procedure amministrative, accuse di scarsa trasparenza e istanze dei cittadini, la politica locale è chiamata a dimostrare se davvero sa trasformare la gestione dei patrimoni pubblici in una responsabilità condivisa o se rischia di soccombere alla contrapposizione tra interessi tecnici e partecipazione civile.

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