Montagna Grande brucia da tre giorni, centinaia di ettari in cenere

Da tre giorni le fiamme divorano Montagna Grande, nel territorio di Erice, estendendosi verso il versante di Salemi e interessando vaste aree del demanio forestale regionale, in uno degli incendi più devastanti degli ultimi anni per il territorio trapanese. Il fuoco, alimentato dal vento e favorito dalle difficili condizioni del terreno, si è spinto all’interno dell’area demaniale, mettendo in ginocchio uno dei più importanti polmoni verdi della provincia. Sul posto è arrivata anche la dirigente generale del Corpo Forestale della Regione Siciliana, Dorotea Di Trapani, per seguire da vicino le operazioni di spegnimento. Nelle stesse ore altri roghi hanno interessato anche le zone di Fulgatore e Salemi. La situazione resta critica. Nonostante l’impiego di numerose squadre a terra, dei Canadair, degli elicotteri della Forestale e persino di un elicottero HH139B dell’82° Centro SAR del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare, le fiamme continuano a mostrare una preoccupante resistenza. L’aeromobile militare, decollato da Trapani-Birgi su richiesta della Prefettura, ha effettuato oltre dieci lanci d’acqua nelle ultime ore di luce, scaricando quasi diecimila litri sulle aree più esposte e contribuendo a contenere il fronte dell’incendio. In prima linea anche i volontari dell’Emergenza Radioamatori Associati Trapani, attivati dal Dipartimento regionale della Protezione civile. Le squadre antincendio boschivo hanno lavorato fianco a fianco con Vigili del Fuoco e Corpo Forestale, affrontando condizioni estremamente difficili tra pendii scoscesi, vegetazione secca e raffiche di vento che hanno reso particolarmente complesso l’intervento. Il bilancio ambientale rischia di essere pesantissimo. Le prime stime parlano di circa 400-500 ettari di territorio andati in fumo, una devastazione che arriva appena sei anni dopo il gigantesco incendio del 2020, quando furono distrutti circa 800 ettari di bosco. In pratica, nel giro di pochi anni è stato cancellato gran parte di quel patrimonio naturalistico che per oltre settant’anni era riuscito a resistere all’avanzata del fuoco grazie alle attività di prevenzione e manutenzione.