MMD, il “Sistema Famiglia” vince, 3 anni alla Gentile e addio al divieto di incarichi pubblici

Tre anni di reclusione e nessuna interdizione dai pubblici uffici. Si chiude così il processo d’appello per Martina Gentile, la giovane considerata la ‘figlioccia’ prediletta di Matteo Messina Denaro. I giudici di Palermo hanno limato la sentenza di primo grado, aprendo di fatto la strada a misure alternative che potrebbero evitare alla donna il carcere. Una decisione che riporta al centro del dibattito la rete dei fiancheggiatori invisibili: non soldati pronti a sparare, ma figlie, madri e complici silenziose che hanno garantito trent’anni di latitanza. Il padre di Martina, Salvatore Gentile, sta scontando l’ergastolo per due omicidi ordinati proprio da Matteo Messina Denaro. Ma lei non ha scelto di rinnegare l’uomo che ha condannato suo padre a una vita di prigionia. Ha scelto, invece, la fedeltà assoluta al mandante di quella condanna. Adesso quella fedeltà viene premiata anche uno sconto di pena. La Corte d’Appello di Palermo ha ridotto da quattro a tre anni la reclusione e ha disposto la revoca dell’interdizione dai pubblici uffici. Per lo Stato, Gentile potrà ricoprire incarichi pubblici. Un passaggio che pesa simbolicamente in una provincia che ancora convive con le macerie morali lasciate dalla lunga latitanza del capomafia. Nelle carte dell’inchiesta appare come una figura di raccordo, un ingranaggio discreto ma essenziale nella rete di protezione del boss. Era lei a garantire collegamenti, spostamenti, comunicazioni. A trasmettere messaggi e a mantenere in piedi quella normalità apparente dietro cui il padrino continuava a vivere indisturbato mentre lo Stato lo cercava da trent’anni. Martina è figlia di Laura Bonafede, storica amante del boss, e nelle indagini emergono regali, attenzioni, parole quasi paterne. Un rapporto che gli inquirenti hanno descritto come una vera e propria venerazione reciproca. La sentenza apre una prospettiva che inevitabilmente divide l’opinione pubblica tra garantismo giuridico e percezione di impunità.