Mezzo milione per un archivio a Poggioreale, trovati esami istologici alla rinfusa

di Redazione Alpa Uno ·

ASP di Trapani, quasi azzerate liste d'attesa. Spera: "Lavoro eccellente"

Doveva essere il fiore all’occhiello della sanità trapanese, il grande archivio provinciale destinato a custodire cartelle cliniche e campioni biologici delicatissimi. Oggi, invece, rischia di trasformarsi nell’ennesimo simbolo di una macchina sanitaria che continua a inseguire le emergenze senza riuscire davvero a uscirne. A Poggioreale, nei locali costati circa 500 mila euro per la conservazione dei campioni cito-istologici, emergono adesso criticità pesantissime: ambienti ritenuti non idonei, carenze igieniche e contenitori “impilati alla rinfusa in uno spazio ristretto”, con problemi perfino nella tracciabilità del materiale biologico. La denuncia arriva dopo il sopralluogo effettuato dal direttore dell’Anatomia patologica dell’Asp di Trapani, il dottor Angelo Cassisa, nominato appena pochi mesi fa dopo lo scandalo dei clamorosi ritardi nella consegna dei referti istologici che aveva travolto l’azienda sanitaria provinciale. Insieme a lui, la coordinatrice Nicoletta Giorlanda e l’ingegnere Francesco Costa, responsabile dell’ufficio tecnico dell’Asp. E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante. Perché qui non si parla di semplici faldoni polverosi dimenticati in un deposito. Dentro quelle provette e quei contenitori ci sono frammenti biologici: campioni di tessuti tumorali che servono agli oncologi per effettuare analisi molecolari su DNA e RNA. Si tratta di “oro biologico” indispensabile per individuare mutazioni genetiche e stabilire se un paziente possa accedere alle nuove terapie personalizzate o all’immunoterapia. La rilevata assenza di requisiti igienici e la sistemazione precaria potrebbero avere conseguenze irreversibili sul processo di degradazione dei tessuti: un campione conservato male rischia di diventare inutilizzabile, rendendo impossibile l’identificazione dei biomarcatori necessari alla cura. Il rischio, dunque, non è soltanto amministrativo o logistico, ma diventa drammaticamente clinico: se il reperto si rovina, il paziente potrebbe essere costretto a sottoporsi a una nuova biopsia, con tutto il carico di rischi e ritardi che ne consegue. Dopo lo scandalo sui ritardi nei referti istologici, l’Asp viene chiamata a spiegare come sia stato possibile investire mezzo milione di euro di fondi pubblici in una struttura che, al primo controllo tecnico, si rivela inadeguata persino sul piano dell’igiene.

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