Maxi truffa da 800 mila euro alle Poste di Erice, chiuse le indagini

Si chiudono le indagini preliminari sulla maxi truffa da circa 800 mila euro che ha colpito dodici risparmiatori dell’ufficio postale di Erice. Un’inchiesta pesante, coordinata dalla Procura di Trapani e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, che adesso avvicina cinque persone alla richiesta di rinvio a giudizio. Al centro del presunto sistema c’è Antonella Amico, all’epoca direttrice della filiale, accusata dagli inquirenti di avere sfruttato il rapporto di fiducia costruito con clienti anziani o in condizioni di fragilità per convincerli a disinvestire buoni fruttiferi e movimentare conti correnti verso presunti investimenti più redditizi. Secondo la ricostruzione, ai risparmiatori venivano consegnati moduli e ricevute apparentemente regolari ma in realtà falsi o alterati, privi di qualunque corrispondenza con reali prodotti finanziari emessi da Poste Italiane. Una volta liquidati i titoli autentici, il denaro sarebbe stato prelevato in contanti oppure dirottato attraverso movimenti ritenuti anomali. I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere, truffa, peculato, riciclaggio e autoriciclaggio. Le indagini avrebbero inoltre ricostruito che parte delle somme sarebbe stata utilizzata per spese personali e acquisti di lusso, mentre altri fondi sarebbero serviti a finanziare un’attività commerciale riconducibile a uno dei complici e collegata alla stessa ex direttrice. Una quota del denaro, sarebbe stata impiegata anche per lavori edilizi e interventi di manutenzione straordinaria su immobili di proprietà degli indagati, sfruttando parallelamente i bonus fiscali. Determinante il ruolo di un correntista che aveva notato anomalie sul proprio libretto postale. Insospettito l’uomo si rivolse direttamente alla Guardia di Finanza. Da quel controllo sarebbero emersi prelievi simultanei e movimenti sospetti che hanno fatto crollare l’intero sistema. Piena collaborazione da parte di Poste Italiane che ha collaborato con gli investigatori fornendo registri e tabulati interni. L’ex direttrice è stata licenziata per giusta causa e la società ha già rimborsato integralmente gli 800 mila euro sottratti ai dodici risparmiatori, costituendosi parte offesa nel procedimento per tentare di recuperare le somme attraverso i beni sequestrati.