Maxi sequestro da 200 milioni, smantellata la rete offshore di Messina Denaro (VIDEO)

di Redazione Alpa Uno ·

Maxi sequestro da 200 milioni, smantellata la rete offshore di Messina Denaro (VIDEO)

Duecento milioni di euro sequestrati, tre arresti, resort di lusso in Spagna, società offshore sparse tra paradisi fiscali e persino investimenti bancari in Libano. È il colpo più duro inferto finora all’impero economico costruito attorno a Matteo Messina Denaro e un’operazione storica perché colpisce la struttura finanziaria internazionale che avrebbe consentito alla mafia trapanese di trasformare i soldi del narcotraffico in ricchezza apparentemente pulita. Il blitz, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo è stato eseguito da oltre 150 finanzieri impegnati contemporaneamente in Italia e all’estero. Un’operazione imponente, supportata da mezzi aerei, droni, termo scanner e specialisti informatici. Le accuse contestate sono pesantissime: impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio e interposizione fittizia aggravati dal metodo mafioso e dall’aver favorito Cosa Nostra. L’indagine è partita da una segnalazione arrivata dalle autorità di Andorra su una donna originaria di Campobello di Mazara che disponeva di enormi patrimoni nel principato. Da lì gli investigatori hanno iniziato a ricostruire un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe avuto al centro un narcotrafficante di altissimo livello, già condannato e ritenuto vicino a Cosa Nostra.

Sarebbe stato lui a supervisionare il patrimonio, gestito operativamente dalla moglie e soprattutto dal figlio, entrambi finiti in carcere. Fondamentali per l’inchiesta si sono rivelate anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno confermato il flusso costante di denaro destinato al mandamento di Castelvetrano e direttamente riconducibile a Matteo Messina Denaro. Secondo gli investigatori, i capitali del narcotraffico sarebbero stati reinvestiti in immobili, società, conti correnti, portafogli finanziari e attività in Spagna, Andorra, Svizzera, Lussemburgo, Principato di Monaco, Gibilterra, Isole Cayman e Libano.

Gli investigatori hanno individuato al momento otto società estere usate in questo modo. Accertati rapporti bancari e titoli per 12,5 milioni di euro, oltre a quote azionarie di enorme valore custodite all’interno di un istituto di credito libanese. Ricostruito anche un investimento in metalli preziosi culminato nel sequestro di oltre 12 chili d’oro. Impressionante anche il patrimonio immobiliare individuato: ventidue immobili, molti dei quali resort e strutture di lusso nella Costa del Sol spagnola, tra Marbella, Benahavis e Puerto Banús. Località simbolo della finanza internazionale, del turismo esclusivo e, da anni, anche delle grandi operazioni di riciclaggio transnazionale. Le prossime settimane potrebbero aprire nuovi scenari investigativi sui rapporti tra mafia, imprenditoria e finanza internazionale.

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