Mafia e corruzione in Sicilia, chiesti 8 anni per Teresi e Vetro

di Redazione Alpa Uno ·

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Otto anni e otto mesi di carcere per Carmelo Vetro e otto anni per il dirigente regionale Giancarlo Teresi. Sono le richieste più pesanti formulate dalla Procura di Palermo nel processo con rito abbreviato nato da un’inchiesta sui presunti intrecci tra mafia, corruzione, appalti pubblici e apparati della burocrazia regionale. La requisitoria è stata sostenuta dai pm Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino, che hanno chiesto complessivamente cinque condanne. Per Vetro, 41 anni, figlio dello storico capomafia di Favara Giuseppe Vetro, l’accusa contesta la corruzione aggravata. La Procura ha chiesto invece 6 anni e 8 mesi per l’imprenditore Antonio Lombardo, 6 anni per il funzionario Francesco Mangiapane e 5 anni e 4 mesi per Salvatore Vetro, fratello di Carmelo. Per la società An.Sa è stata richiesta una sanzione di 140 mila euro.

Al centro dell’indagine ci sono presunti accordi corruttivi e il sistema di affidamento di lavori pubblici, con particolare attenzione agli interventi di dragaggio e smaltimento della posidonia nei porti siciliani. Un capitolo dell’inchiesta riguarda anche il Trapanese, dove gli appalti connessi alla gestione dei porti e della posidonia erano già finiti sotto la lente degli investigatori. Particolarmente delicata è la contestazione dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Un elemento che, nelle precedenti fasi cautelari, era stato escluso sia dal gip sia dal Tribunale del Riesame. Ora spetterà al giudice del rito abbreviato stabilire se l’impianto accusatorio abbia trovato conferma nel corso del processo. Una posizione è stata invece separata: l’imprenditore Giovanni Aveni ha scelto il rito ordinario e sarà quindi giudicato con un procedimento distinto.

Prossima udienza fissata per il 2 ottobre, quando prenderanno la parola i difensori con le arringhe.

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