Mafia a Petrosino, il Gip respinge sedici richieste di arresto

di Redazione Alpa Uno ·

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Colpo di scena nell’inchiesta antimafia che punta a decapitare la presunta cosca di Petrosino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Claudia Rosini, ha disposto il carcere per dodici dei quaranta indagati, ma ha respinto sedici richieste di misure cautelari avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia: nove richieste di custodia in carcere e sette di arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Una decisione che non smonta l’impianto accusatorio dell’indagine, ma segna un passaggio processuale di rilievo. Per il Gip, infatti, nei confronti dei sedici indagati non sono emerse esigenze cautelari tali da giustificare un arresto preventivo. In altre parole, il giudice ha ritenuto insussistente il rischio di fuga, di reiterazione dei reati o di inquinamento delle prove, presupposti indispensabili per limitare la libertà personale prima di un processo.

Le richieste della Procura riguardavano Pietro Giuseppe Centonze, Antonino Stassi, Francesco Genna, Flavio Raineri, Cristian Alagna, Antonino Scarpitta, Renato Casano, Simone Mandalà e Antonio Riti, per i quali era stato chiesto il carcere. I domiciliari con braccialetto elettronico erano invece stati richiesti per Baldassare Salvatore Incalcaterra, Andrea De Vita, Gaspare Ingrassetto, Tommaso Brignone, Francesco Kevin Graffeo, Fabio Scandaliato e Marta Piccoli.

La decisione arriva nell’ambito del nuovo meccanismo previsto dalla normativa introdotta dal Governo Meloni, che ha reso obbligatorio, in alcuni casi, l’interrogatorio preventivo prima dell’applicazione delle misure cautelari. Una procedura che continua a dividere magistratura e giuristi, poiché secondo diversi osservatori potrebbe consentire agli indagati di sottrarsi all’esecuzione dell’ordinanza una volta venuti a conoscenza delle intenzioni della Procura. L’inchiesta dei carabinieri è stata sviluppata tra il dicembre 2022 e il febbraio 2024 e avrebbe ricostruito la struttura della famiglia mafiosa di Petrosino e i suoi presunti interessi criminali. Secondo gli investigatori, il gruppo esercitava il controllo del territorio attraverso intimidazioni e violenze, alimentando i propri profitti con traffico di droga ed altre attività illecite. Nel corso delle indagini erano già state arrestate in flagranza cinque persone e denunciate altre due. I militari hanno sequestrato 156 grammi di cocaina, due fucili, una pistola e ventitré cartucce, ricostruendo inoltre un traffico di circa 1,2 chilogrammi di cocaina, sei chilogrammi di hashish e 130 grammi di crack.

Restano invece in carcere dodici indagati: Kevin Favara, Vito Salvatore Licari, Nicola Russo, Antonino Maltese, il presunto reggente Marco Buffa, già detenuto, Vincenzo Daniele Favara, Vincenzo Favara, Marcello Chirco, Nicoletta Puccio, Samuele Mario Porto, Enrico Giurintano e Vincenzo Piero Li Vigni. Quest’ultimo era già detenuto per la condanna in primo grado a dieci anni di reclusione per il violento pestaggio di un giovane disabile avvenuto a Marsala.

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