Macari e Castelluzzo, Legambiente boccia il progetto turistico

Non una semplice riorganizzazione dei servizi, ma un intervento destinato a modificare in modo permanente un’area di pregio naturalistico: è la posizione di Legambiente Sicilia sul progetto promosso dal Comune di San Vito Lo Capo e dal Libero consorzio trapanese per la gestione dei servizi turistici a Macari e Castelluzzo, al centro delle osservazioni presentate alla Regione. Il piano, che il 20 novembre scorso aveva ottenuto parere positivo nella Valutazione di incidenza ambientale, prevede la realizzazione nelle aree naturali di una spiaggia attrezzata da duemila metri quadrati con lettini e ombrelloni, un “teatro effimero” da 800 metri quadrati, due parcheggi per complessivi 45mila metri quadrati, un’area fitness e una piazzola di sosta con punti di ristoro. Secondo l’associazione, la procedura seguita sarebbe inadeguata: trattandosi di aree con habitat di interesse comunitario sarebbe stata necessaria una valutazione di livello superiore e non un semplice screening. Criticità anche sul mancato esame delle specie avifaunistiche tutelate dalla Zona di Protezione Speciale della rete Natura 2000. Legambiente contesta la violazione delle prescrizioni del Piano di gestione della ZPS, che prevede la localizzazione dei parcheggi lontano dalla costa e dagli habitat sensibili. Proprio sui parcheggi emergono i rilievi più duri: le aree indicate come esistenti non lo erano al momento della designazione della ZPS e non risulterebbero corredate dalle necessarie autorizzazioni ambientali e paesaggistiche, con il rischio di una sanatoria non consentita dal diritto europeo. Il progetto, prevederebbe anche un aumento delle superfici di sosta e dei mezzi ammessi, con conseguente incremento del traffico, rumori, luci e rifiuti. Per il presidente Tommaso Castronovo si tratta di interventi che snaturerebbero permanentemente il sito, motivo per cui viene chiesta una revisione con soluzioni alternative compatibili con la fragilità ambientale. L’area interessata si colloca in continuità ecologica tra la Riserva Naturale dello Zingaro e la Riserva Naturale di Monte Cofano, contesto che rende ancora più delicato ogni intervento. Contestata anche la mancanza di una concertazione preventiva con i soggetti locali, che avrebbe potuto favorire una valorizzazione sostenibile condivisa.