Le ferite di una famiglia tornano in pubblico, Tony Pipitone replica al figlio

Vent’anni dalla scomparsa di Denise Pipitone, vent’anni di dolore e misteri irrisolti, e la vicenda non sembra placarsi. Negli ultimi giorni a riaccendere l’attenzione è stato il duro intervento social di Kevin, fratello di Denise, che ha preso pubblicamente le distanze da Tony Pipitone, schierandosi accanto alla madre Piera Maggio e a Pietro Pulizzi. Parole che hanno avuto un forte impatto emotivo e mediatico. La replica di Tony Pipitone non si è fatta attendere. Intervenuto nel corso della trasmissione “Scomparsi”, il padre legale della bambina ha respinto con fermezza le accuse rivoltegli, definendole ingiuste e lontane dalla realtà. Pipitone ha espresso amarezza per quanto accaduto e ha raccontato il proprio stupore di fronte alla scelta del figlio di esporre pubblicamente una vicenda familiare tanto delicata. Nel suo intervento ha anche affrontato uno dei temi al centro delle contestazioni, quello della sua permanenza fuori dalla Sicilia per ragioni di lavoro. Una circostanza che, secondo Pipitone, non avrebbe mai compromesso il rapporto con i figli né rappresentato una forma di abbandono. Al contrario, ha ribadito di avere sempre mantenuto un legame affettivo con la famiglia, manifestando al tempo stesso la volontà di ricucire il rapporto con Kevin. La vicenda ha inevitabilmente riaperto una ferita che accompagna da oltre due decenni la storia di Denise. Mentre il dibattito familiare occupa nuovamente la scena pubblica, qualcosa continua però a muoversi anche sul fronte delle ricerche. Nel corso della stessa trasmissione è intervenuta la criminologa Antonella Delfino Pesce, annunciando l’utilizzo di una metodologia di analisi biometrica basata sulle caratteristiche dell’orecchio umano. L’obiettivo è quello di affinare la selezione delle segnalazioni che ancora oggi arrivano da diverse parti del mondo, concentrandosi su elementi ritenuti più affidabili delle semplici somiglianze fotografiche. Al confronto televisivo ha partecipato anche Maria Angioni, l’ex pubblico ministero che negli anni ha continuato a seguire il caso e a sostenere la necessità di approfondire piste investigative rimaste controverse.