La sfida dell’eolico offshore alle Egadi divide la Sicilia occidentale

di Redazione Alpa Uno ·

La sfida dell’eolico offshore alle Egadi divide la Sicilia occidentale

Da una parte nove miliardi di euro di investimenti, energia pulita per milioni di famiglie e la promessa di una Sicilia protagonista della transizione energetica europea. Dall’altra il timore di trasformare uno degli angoli più preziosi del Mediterraneo in un distretto industriale galleggiante. È dentro questa frattura che si consuma la battaglia sul progetto Med Wind, il maxi parco eolico offshore che dovrebbe sorgere al largo delle Egadi. A Torre di Ligny, durante il convegno “Sicilia Carbon Free” organizzato da Legambiente, è andata in scena una fotografia quasi perfetta del confronto. Al tavolo sedevano ambientalisti favorevoli, tecnici, manager delle società coinvolte e rappresentanti del mondo delle rinnovabili. A difendere apertamente il fronte del no è rimasto praticamente soltanto il sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto. Eppure, ascoltando gli interventi del pubblico, è apparso evidente che la partita è tutt’altro che chiusa. Perché mentre sul palco si parlava di decarbonizzazione, indipendenza energetica e obiettivi climatici europei, dalla sala arrivavano domande concrete: le conseguenze sul paesaggioe sul comparto pesca al primo posto. Il progetto è imponente. Centonovanta aerogeneratori galleggianti alti oltre trecento metri distribuiti in un’area marina vastissima del Canale di Sicilia. Per i promotori rappresentano il futuro. Per gli oppositori rischiano di segnare un punto di non ritorno nel rapporto tra sviluppo industriale e tutela del territorio. Renexia sostiene che l’impianto sia stato progettato dopo anni di studi ambientali e che le turbine saranno collocate abbastanza lontano dalla costa da risultare praticamente impercettibili. L’azienda parla di energia sufficiente ad alimentare milioni di famiglie, di migliaia di posti di lavoro e di un fondo da 180 milioni destinato alle comunità locali. Un pacchetto che punta a trasformare il progetto in un’opportunità economica oltre che energetica. Ma c’è chi teme che il prezzo da pagare per la transizione energetica possa essere troppo alto.

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