La Madrice di Castellammare ritrova i suoi colori, il restauro svela cinque secoli di storia

Non soltanto un restauro da oltre 460 mila euro, ma un viaggio dentro cinque secoli di storia, fede e identità collettiva. A pochi giorni dalla riapertura al culto della Chiesa Madre, avvenuta il 29 maggio scorso, l’antico tempio castellammarese è tornato al centro dell’attenzione con una conferenza che ha svelato non solo i dettagli tecnici dell’intervento appena concluso, ma anche sorprendenti scoperte storiche emerse dagli archivi parrocchiali. L’incontro, ospitato proprio all’interno della chiesa restituita alla città, ha permesso di ripercorrere il lungo e delicato lavoro che ha riportato alla luce lo splendore originario dell’edificio. L’architetto Giovanni Picciuca e la restauratrice Elena Vetere hanno illustrato le criticità affrontate durante il cantiere, segnato dalla necessità di eliminare infiltrazioni e degrado che minacciavano la conservazione delle opere d’arte custodite all’interno.
Tra i risultati più significativi dell’intervento vi è il recupero degli affreschi biblici realizzati nel 1767 da Giuseppe Velasquez, allievo di Giuseppe Tresca. Opere che per anni erano rimaste parzialmente nascoste da una rete protettiva e che oggi tornano a mostrarsi nella loro vivacità cromatica originaria, restituendo ai fedeli e ai visitatori una delle testimonianze artistiche più importanti del patrimonio religioso castellammarese. Ma il restauro ha rappresentato anche l’occasione per approfondire la storia stessa della Chiesa Madre. Il professor Giuseppe Vito Internicola ha presentato i risultati di nuove ricerche condotte nell’archivio parrocchiale, facendo emergere documenti inediti e dettagli finora sconosciuti. Un clima di forte partecipazione ha accompagnato la riapertura della Chiesa Madre, con la messa solenne officiata dal vescovo Pietro Maria Fragnelli, un luogo che va ben oltre la dimensione religiosa. La Chiesa Madre di Castellammare del Golfo torna così a essere ciò che è stata per secoli: il grande archivio vivente della comunità. Un luogo dove gli affreschi restaurati raccontano l’arte, i documenti riscoperti restituiscono la memoria e le pietre stesse continuano a custodire una storia che, a distanza di cinquecento anni, ha ancora molto da raccontare.