La cucina dell’ospedale di Castelvetrano chiusa che ci costa 22 mila euro al mese

di Redazione Alpa Uno ·

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C’è un caso che sta facendo discutere i corridoi dell’Ospedale “Vittorio Emanuele” di Castelvetrano, una vicenda che sembra uscita da un film sulla cattiva burocrazia, ma che purtroppo è realtà. Al centro di tutto c’è il centro cottura del presidio ospedaliero: una struttura fondamentale che, sulla carta, dovrebbe sfornare ogni giorno i pasti per i malati ricoverati, ma che nei fatti è rimasta chiusa a chiave. Il problema è iniziato nel 2022, quando una ditta di Roma, la Innova S.p.A., ha vinto l’appalto per gestire le cucine degli ospedali della zona. Il piano era semplice: la ditta prende in gestione i locali dell’ospedale, accende i fornelli e serve i pazienti. Ma qui il sistema si è inceppato: l’Asp di Trapani non ha mai consegnato le chiavi della cucina alla ditta. I motivi restano un mistero tra uffici e scartoffie, ma il risultato è un danno economico pesantissimo. Siccome la ditta non ha potuto usare la cucina di Castelvetrano, ha dovuto affrontare costi enormi per organizzarsi diversamente, portando i pasti da fuori con furgoni e logistica complicata. Per evitare che la ditta facesse causa all’ospedale chiedendo milioni di euro di danni, l’Asp ha dovuto accettare un compromesso. Per i disagi accumulati fino alla fine del 2025, l’Asp ha già dovuto sborsare ben 488 mila euro. Da gennaio di quest’anno inoltre è scattata una sorta di “tassa sul ritardo”: l’ospedale deve pagare alla ditta 22 mila euro ogni mese finché non consegna la cucina. E’ come se si affittasse un appartamento a un inquilino ma senza dargli le chiavi di casa. L’inquilino deve andare in albergo e il proprietario sarebbe costretto a pagargli il conto ogni notte. Questi 22 mila euro mensili sono soldi che escono per pagare un’inefficienza. Inoltre, resta il dubbio sulla qualità: un pasto cucinato sul posto e servito subito è una cosa, un pasto che deve viaggiare su strada e aspettare nei contenitori termici è un’altra. Oggi il centro cottura di Castelvetrano non è più solo una cucina chiusa, ma il simbolo di un “tassametro” che corre senza sosta sulla pelle dei contribuenti e dei pazienti.

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