La capitaneria di porto di Trapani semplifica le regole sugli equipaggi

di Redazione Alpa Uno ·

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Una decisione attesa da vent'anni che porta una boccata d'ossigeno all'intero settore della pesca trapanese, semplificando la burocrazia a bordo e rendendo la vita piu facile alle marinerie del territorio. La Capitaneria di Porto di Trapani, guidata dal comandante Maurizio Ricevuto, ha infatti firmato la nuova ordinanza che va a sostituire definitivamente i vecchi parametri risalenti al 2006 per quanto riguarda le tabelle minime di armamento. In parole semplici, sono state riscritte le regole che stabiliscono quanti e quali marinai devono essere obbligatoriamente imbarcati per poter uscire regolarmente in mare a pescare. Il provvedimento si applica a tutti i pescherecci di lunghezza inferiore ai 24 metri che praticano la pesca costiera e ravvicinata iscritti nei registri del Circondario marittimo trapanese. La svolta nasce dalla necessita di adeguare le norme ormai obsolete ai tempi moderni, tenendo conto dei grandi progressi tecnologici e delle dotazioni automatiche di cui sono dotate oggi le imbarcazioni, ma anche delle reali difficoltà operative ed economiche che gli armatori locali si trovano ad affrontare ogni giorno. Questo risultato è il frutto di un lungo e serrato tavolo di confronto avviato lo scorso luglio tra l'Autorità Marittima, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria del settore. Un dialogo istituzionale che ha permesso di trovare una sintesi perfetta tra l'esigenza di garantire i piu alti standard di sicurezza della navigazione per i lavoratori e la tutela della sostenibilita economica delle piccole e medie imprese. Enorme la soddisfazione espressa dai rappresentanti dei lavoratori e della categoria: l'associazione AIC Pesca, guidata dal presidente Natale Amoroso, insieme al sindacato Confsal, ha inviato una nota di ringraziamento al comandante Ricevuto, definendo il provvedimento una vera e propria svolta decisiva per sbloccare l'operativita di tanti pescherecci che rischiavano di restare fermi in banchina a causa di cavilli burocratici.