Il direttore del Distretto Sanitario di Alcamo si dimette e accusa sulle Case della Comunità

di Redazione Alpa Uno ·

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Il futuro della sanità territoriale inciampa ad Alcamo. Le Case della Comunità, fiore all’occhiello della riforma sanitaria finanziata con i fondi del PNRR, finiscono al centro di un duro scontro interno all’Asp di Trapani dopo le dimissioni dall’incarico ad interim di direttore del Distretto sanitario di Alcamo di Francesco Di Gregorio. Un passo indietro che ha il sapore di una denuncia formale: secondo il dirigente non sussisterebbero più le condizioni per assumersi la responsabilità di strutture che, a suo giudizio, presentano gravi criticità sul piano della sicurezza e dell’organizzazione. La nota, protocollata il 23 giugno, segue alcune disposizioni di servizio con cui personale è stato trasferito alla Casa della Comunità Hub di Alcamo. Di Gregorio contesta il metodo adottato, sostenendo che tali provvedimenti siano stati assunti senza il coinvolgimento del direttore del Distretto, al quale la normativa attribuisce il coordinamento delle risorse umane. Un rilievo amministrativo che, però, passa quasi in secondo piano rispetto al contenuto del documento. Dopo un sopralluogo effettuato il 22 giugno, infatti, il dirigente scrive nero su bianco che la Casa della Comunità Hub di Alcamo e quella Spoke di Castellammare del Golfo presentano “gravi criticità”. Secondo quanto riportato, i lavori ancora in corso non consentirebbero un’accessibilità in condizioni di sicurezza per utenti e operatori. Inoltre gli immobili non garantirebbero i requisiti essenziali di sicurezza, igiene, salubrità e accessibilità, con particolare riferimento alla struttura di Alcamo. A rendere ancora più rilevante il documento è il ruolo ricoperto da Di Gregorio. Non si tratta infatti di una semplice valutazione personale, ma delle considerazioni espresse dal direttore del Dipartimento di Prevenzione, figura chiamata a vigilare proprio sulla tutela della salute pubblica e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Le dimissioni assumono così il valore di un vero e proprio atto politico-amministrativo. Ora spetterà all’Azienda sanitaria provinciale chiarire se le criticità evidenziate nella relazione siano già state superate oppure se le strutture siano operative nonostante le condizioni descritte.

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